CAF ACLI. Bonus Renzi: aumenta la platea degli 80 euro

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Da quest’anno il bonus renziano da 80 euro, che la Finanziaria di tre anni fa rese strutturale, cioè duraturo nel tempo, avrà margini di manovra un po’ più ampi. L’ultima Legge di Bilancio ha infatti innalzato a 24.600 euro (rispetto ai vecchi 24.000) la soglia di reddito entro la quale sarà possibile godere degli 80 euro pieni, avanzando di conseguenza a 26.600 euro (rispetto ai precedenti 26.000) il “confine” di applicazione complessiva del beneficio che, scavallati i 24.600 euro, non verrà azzerato ma andrà appunto decrescendo gradualmente fino alla soglia dei 26.600 euro. Aumentano insomma i destinatari che potranno contare su una busta paga un po’ più sostanziosa a fine mese. Questi vanno in primis individuati tra i lavoratori dipendenti o tra i soggetti che durante l’anno percepiscono redditi assimilati al lavoro dipendente. Ne sono quindi esclusi i redditi da pensione.

Ripercorriamo allora gli aspetti salienti del beneficio. Come si ricorderà è stato introdotto col Decreto legge n. 66 del 24 aprile 2014 (articolo 1), in materia di “Riduzione del cuneo fiscale per lavoratori dipendenti e assimilati”, con la finalità – spiegava l’Agenzia delle Entrate nella Circolare 8/E 2014 –, “di ridurre nell’immediato la pressione fiscale e contributiva sul lavoro”, riconoscendo “un credito ai titolari di reddito di lavoro dipendente e di taluni redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, la cui imposta lorda sia di ammontare superiore alle detrazioni da lavoro loro spettanti”.

Nella sostanza il bonus corrisponde a un innalzamento della detrazione sul lavoro dipendente, e nel concreto si traduce in questo credito da 80 euro al mese, che però può decrescere a seconda del reddito conseguito annualmente. Fra l’altro il meccanismo prevede che l’erogazione sia parametrata al periodo di lavoro effettivo, ovverosia per godere degli 80 euro pieni, non basta che la propria soglia di reddito rispetti i requisiti summenzionati, ma che il rapporto di lavoro perduri per tutti e 12 i mesi. In pratica, portando a casa un reddito pari a 20.000 euro, quindi perfettamente compreso entro i 24.600 euro, ma avendo lavorato soltanto per sei mesi, il bonus subirà comunque un abbassamento rispetto ai canonici 80 euro.

Nel concreto, quindi: fino agli 8.000 euro annui, ovvero entro la soglia di esenzione fiscale dove non è prevista imposizione, il bonus è inapplicabile. Non potrebbe essere altrimenti, essendo il bonus una maggiorazione di detrazione. E le detrazioni, appunto, sussistono quando c’è un’imposta. Per coloro, invece, che si attestano fra gli 8.001 e i 24.600 euro annui, e che hanno un rapporto di lavoro non inferiore a 12 mesi, il bonus viene applicato nella sua formula piena, vale a dire 960 euro complessivi suddivisi in 12 tranches mensili da 80 euro l’una. Dopodiché c’è la terza fascia compresa tra i 24.601 e i 26.600 euro annui, entro la quale il bonus viene sì applicato, ma, come accennavamo, in misura decrescente fino al totale azzeramento sulla soglia dei 26.601 euro.

FONTE: CAF ACLI