martedì 24 ottobre 2017
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ACLI COLF

Locandina doposcuolaLe Acli Sede Provinciale di Benevento, in collaborazione con il Patronato Acli, le Acli Colf e i volontari del Servizio Civile Nazionale, hanno avviato un servizio di animazione e sostegno extra-scolastico per bambini e ragazzi di età compresa tra gli 8 e i 14 anni, figli delle ‘lavoratrici di cura’ italiane e straniere, denominato “Esserci dopo-scuola”.

“Esserci Dopo-scuola” – dichiara Antonella Bibbò, presidente Patronato Acli di Benevento –  è un’iniziativa che nasce con l’intento di rispondere alla difficoltà, sempre più crescente da parte delle lavoratrici domestiche, di conciliare il lavoro con la vita familiare. Gli operatori e i volontari in Servizio Civile presso la nostra associazione si impegneranno a fornire a tutti i bambini e ragazzi che parteciperanno un aiuto concreto volto a migliorare le capacità espressive e le competenze didattiche di ognuno.

L’attività è volta a stimolare la creatività e l’autonomia cognitiva dei bambini/ragazzi, attraverso un servizio di sostegno ai compiti, ponendo l’accento sull’acquisizione delle competenze della lingua italiana, dal momento che spesso si trovano in Italia da poco tempo. Nel corso delle lezioni non si punterà solo a rafforzare le capacità di apprendimento dei partecipanti, ma anche a offrire percorsi di orientamento in entrata nelle scuole di secondo grado.

Al fine di favorire le competenze linguistiche e cognitive, saranno inoltre organizzati dei laboratori ludico-ricreativi (capacità artistiche e/o espressive) tarati sulle attitudini di ogni ragazzo.

Il doposcuola e i relativi laboratori si terranno tutti i lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 15.00 alle ore 18.00, presso le Acli Sede Provinciale di Benevento, in via Francesco Flora n. 31.

Per informazioni:

Acli Sede Provinciale di Benevento
Via Francesco Flora, 31
TEL./FAX: 0824314653
EMAIL: info@aclibenevento.com
SITO INTERNET: www.aclibenevento.com

Referenti Volontari Servizio Civile Acli di Benevento:
Fadoua Bamansour
Ylenia Giorgione

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PATRONATO ACLIA seguito della legge n. 122 del 7 luglio 2016 anche i minori di 14 anni devono essere in possesso di un permesso di soggiorno individuale e autonomo rispetto a quello del genitore. Per effettuare la richiesta è possibile ricevere orientamento e assistenza da parte degli Sportelli immigrati del Patronato Acli. In merito agli aiuti economici, si può verificare i requisiti per la richiesta del Bonus bebè che spetta alle famiglie con figli nati o adottati tra il 2015 e il 31 dicembre 2017. Sono ammesse le domande dei cittadini non comunitari in possesso di un permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo o della carta di soggiorno per familiari di cittadini Ue o la carta di soggiorno permanente (D.lgs. 30/2001). Sono ammesse anche le domande delle cittadine non comunitarie in possesso dello status di rifugiato politico e protezione sussidiaria che sono equiparate alle cittadine italiane per effetto dell’art 27 del Decreto Legislativo n. 251/2007.
L’Inps ha precisato i requisiti dei richiedenti e le caratteristiche di questo bonus nella circolare Inps n. 93 dell’8 maggio 2015.
Per richiedere il bonus – pari a 80 euro mensili erogabili fino ai 3 anni del bambino – il nucleo deve rispettare il limite Isee di 25.000 euro. Per famiglie con Isee inferiore a 7.000 euro l’importo del bonus è di 160 euro.
Il bonus va richiesto entro i tre mesi di vita del neonato, ma la domanda può essere fatta anche nei mesi successivi perdendo tuttavia le mensilità già trascorse al momento della domanda.
Dal 2014 queste stesse categorie di cittadini non comunitari possono anche richiedere per i figli minori di 3 anni la “Carta acquisti” se l’Isee del nucleo familiare è al di sotto di 6.788,61 euro. La Carta acquisti, anche denominata Social card, ha un valore di 40 euro mensili, funziona come una normale carta di pagamento elettronica e viene periodicamente ricaricata dallo Stato. Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito del ministero dell’Economia e finanze.
Per il secondogenito è inoltre previsto un aiuto economico denominato bonus “Mamma domani”, istituito dalla Legge di bilancio 2017. Si tratta di un contributo di 800 euro una tantum per coloro che a partire dal 1 gennaio 2017 hanno compiuto il 7° mese di gravidanza (o in caso di parto, adozione o affidamento preadottivo).
Tuttavia a causa di ritardi istituzionali, non risulta attualmente ancora possibile presentare la domanda e sembrerebbe che tale situazione si protrarrà fino al mese di maggio quando si potrà presentare la domanda on-line e cominceranno ad essere liquidati i bonus. Le suggeriamo pertanto di tenersi aggiornata visionando periodicamente il nostro sito del Patronato Acli.
Sempre la Legge di bilancio 2017, prevede anche l’istituzione di un bonus per le spese relative all’asilo nido per un importo massimo di 1000 euro l’anno (91 euro al mese) cumulabile con il bonus Mamma domani e con il Bonus bebè 2017. Anche questo è accessibile ai non comunitari con i titoli di soggiorno già citati.

Fonte: ACLI

 

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AcliColf_web.jpg LOGOIl bonus da 80 euro non è precluso ai lavoratori domestici: per questi ultimi, di fatto, cambia solo il modo in cui viene esplicata l’attribuzione del credito. Di solito è il datore di lavoro – quand’esso è facente funzione di sostituto d’imposta – ad attribuire direttamente gli 80 euro al dipendente nella busta paga di fine mese. In ogni caso, anche laddove il datore di lavoro omettesse erroneamente l’attribuzione del bonus in busta paga, il dipendente potrebbe comunque recuperarlo attraverso la prima dichiarazione dei redditi utile.
Lo stesso procedimento può essere appunto adottato coi lavoratori domestici, a meno che essi non siano già forniti, oltre alla famiglia o alle famiglie per le quali prestano i loro servizi, di un datore di lavoro che sia anche sostituto d’imposta. In tal caso, presentando un normale modello 730, sarà quest’ultimo sostituto a conguagliare gli 80 euro sulla paga del lavoratore, altrimenti, per chi svolge più o meno stabilmente lavori a domicilio, dalle colf a ore ai badanti che dimorano con gli anziani che accudiscono, l’unica strada possibile sarà quella del recupero tramite il 730 senza sostituto d’imposta.
Dev’essere chiaro, però, che gli 80 euro sono di fatto una detrazione sulla detrazione, cioè una maggiorazione della già esistente detrazione applicata al reddito da lavoro dipendente. Ne consegue che chi sta sotto gli 8.000 euro all’anno, non pagando già di suo l’Irpef (in quanto la detrazione fino a una soglia di 8.000 euro abbatte strutturalmente l’imposta), è automaticamente escluso dal diritto degli 80 euro. Ora, come già abbiamo detto, le detrazioni sul lavoro dipendente vengono applicate in busta paga dal datore di lavoro facente funzione di sostituto d’imposta, che di conseguenza applicherà anche il credito da 80 euro; viceversa, in assenza di un datore di lavoro che svolga al tempo stesso la funzione di sostituto, il lavoratore, pur nel pieno diritto di ricevere il bonus, non potrà far altro che aspettare la dichiarazione dei redditi.
È appunto il caso delle persone che svolgono servizi domestici, i cui datori di lavoro, non rivestendo la qualifica di sostituto d’imposta e non effettuando le ritenute fiscali, non possono nemmeno effettuare le operazioni di conguaglio risultanti dal modello 730 del lavoratore. Inoltre tali datori di lavoro non sono tenuti a rilasciare la Certificazione Unica vera e propria, ma ai sensi dell’articolo 33 comma 4 del Contratto Collettivo Nazionale sono comunque tenuti a rilasciare un’attestazione da cui risulti l’ammontare complessivo delle somme erogate nell’anno. In conclusione il lavoratore domestico, munito dell’attestazione reddituale rilasciata dal familiare che l’ha regolarmente assunto, dovrà indicare il proprio reddito annuo nel quadro C – sezione I del modello 730. Per l’esattezza:

  • nella colonna 1 dovrà indicare il codice 2 in quanto il reddito percepito è da lavoro dipendente;
  • nella colonna 2 dovrà indicare se il rapporto di lavoro è a tempo indeterminato (codice 1) o a tempo determinato (codice 2); tale informazione si evince dalla lettera di assunzione o dall’attestazione annuale dei redditi;
  • nella colonna 3 dovrà indicare il reddito percepito nell’anno di riferimento, al netto dei contributi a carico del lavoratore domestico già versati dal datore di lavoro;
  • nella prima colonna del rigo C5 andranno infine indicati i giorni di lavoro dipendente prestati nell’anno, che dovranno essere rinvenibili dall’attestazione annuale dei redditi ai fini di un corretto calcolo delle detrazioni da lavoro dipendente.

Fonte: CAF ACLI

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AcliColf_web.jpg LOGOQuanto preavviso bisogna dare in caso di chiusura del rapporto di lavoro di assistenza?
Il rapporto di lavoro domestico è sottoposto alla regola del c.d. “recesso ad nutum” ovvero “a propria scelta” o “a proprio piacimento”: non c’è dunque nel rapporto di lavoro domestico la necessità di appellarsi ad un giustificato motivo per chiudere il rapporto di lavoro.
L’unica condizione richiesta è l’obbligo del preavviso: per cui il rapporto di lavoro può essere risolto liberamente da ciascuna delle parti con l’osservanza dei termini previsti dall’art. 39 del Ccnl dei lavoratori domestici, che stabilisce un diverso periodo di preavviso a seconda della durata del rapporto di lavoro e dell’impegno del lavoratore in numero di ore settimanali.
Come si calcola il monte ore?
Per i rapporti non inferiori a 25 ore settimanali:
–           fino a 5 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 15 giorni di calendario;
–           oltre i 5 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 30 giorni di calendario.
Per i rapporti inferiori alle 25 ore settimanali:
–           fino a 2 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 8 giorni di calendario;
–           oltre i 2 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 15 giorni di calendario.
Tali termini di preavviso saranno raddoppiati nell’eventualità in cui il datore di lavoro intimi il licenziamento prima del trentunesimo giorno successivo al termine del congedo per maternità.
Per i portieri privati, custodi di villa ed altri dipendenti che usufruiscono con la famiglia di alloggio indipendente di proprietà del datore di lavoro, e/o messo a disposizione dal medesimo, il preavviso è di:
–           30 giorni di calendario, sino ad un anno di anzianità,
–           60 giorni di calendario per anzianità superiore.
Quanto alla misura dell’indennità, il comma 4 dell’art. 39 prevede che: “In caso di mancato o insufficiente preavviso, è dovuta dalla parte recedente un’indennità pari alla retribuzione corrispondente al periodo di preavviso non concesso.”
Per determinare l’ammontare  dell’indennità  di  mancato  preavviso,  si deve considerare  la  retribuzione   normalmente   spettante   al lavoratore – ossia la retribuzione che questi avrebbe  percepito  se  avesse lavorato – comprensiva dell’indennità di vitto e alloggio nel caso in cui la lavoratrice ne usufruisca e nei limiti in cui ne usufruisce (vitto e alloggio; solo vitto (pranzo e cena) o solo cena ecc..).
Nell’indennità sostitutiva  del  preavviso  devono  essere, altresì, computati gli aumenti retributivi intervenuti nel corso  del  preavviso  non lavorato (scatti anzianità e aumenti contrattuali).
La Circolare Inps n. 49/2011 stabilisce che: “ in caso di cessazione del rapporto di lavoro devono essere versati anche i contributi relativi a ferie maturate ma non fruite ed al preavviso”.

Fonte: ACLI

 

452

notinvisible colfAnche le retribuzioni delle lavoratrici domestiche sono soggette a minimi contrattuali: per ogni categoria di lavoratore, assegnata sulla base delle mansioni svolte all’interno della famiglia, viene individuata una “Tabella” di riferimento, che individua il livello minimo che deve essere corrisposto alla lavoratrice, e sotto il quale la retribuzione viene considerata “insufficiente” e “inadeguata”. 
Il mancato rispetto dei minimi, e la corresponsione di retribuzioni inferiori, può avere conseguenze spiacevoli per il datore di lavoro, che può vedersi rivendicare l’adeguamento a quei parametri, con il pagamento delle differenze retributive non corrisposte.
Le retribuzioni minime contrattuali, vengono aggiornate annualmente, da parte della Commissione Nazionale per l’aggiornamento retributivo, prevista all’art. 44 del Ccnl, e composta dai rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali dei lavoratori e delle Associazioni dei datori di lavoro, secondo le variazioni del costo della vita per le famiglie di impiegati ed operai rilevate dall’ISTAT.
In tale occasione la Commissione aggiorna anche i valori convenzionali dell’indennità di vitto e alloggio, che viene corrisposta da chi usufruisce di vitto e/o alloggio nello svolgimento delle proprie mansioni. La Commissione viene a tal fine convocata dal Ministero del Lavoro e Previdenza sociale, entro e non oltre il 20 dicembre di ciascun anno.                         

Le retribuzioni minime contrattuali ed i valori convenzionali del vitto e dell’alloggio, così determinati, hanno decorrenza dal 1° gennaio di ciascun anno, se non diversamente stabilito dalla Commissione stessa. All’inizio di ogni anno nel caso in cui si corrisponda una retribuzione che è vicina ai minimi contrattuali, è necessario verificare l’innalzamento delle retribuzioni ed eventualmente adeguare la retribuzione da corrispondere per l’anno successivo.

Tabella dei minimi retributivi 2017

Fonte: ACLI

51Comincia l’iter parlamentare del ddl 2128 sul riconoscimento giuridico del caregiver familiare in Italia e sulle relative tutele. Questa sarà un grande punto di svolta per molti aspetti questa, in quanto avvia un percorso di riconoscimento su alcune tutele di particolare importanza: il diritto alla salute dei caregiver, i quali spesso, rischiano infortuni durante lo svolgimento del loro lavoro; tutela e riconoscimento degli infortuni e delle malattie professionali.
“#unaleggesubito” è lo slogan al centro della campagna di sensibilizzazione per il riconoscimento giuridico della figura del caregiver. L’obiettivo è stato quello di sollecitare l’opinione pubblica, ma soprattutto il Parlamento Italiano perché vengano affermate alcune fondamentali tutele come quella alla salute, ad una vita dignitosa, alla scelta della propria abitazione come luogo in cui operare, ecc.
E’ possibile leggere l’articolo integrale,  pubblicato su Redattore Sociale, dal titolo “Caregiver verso il riconoscimento. Parte l’iter parlamentare“.

Fonte: ACLI COLF

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stefania-fermi-addestramento-colf-a-domicilio-0_7090--400x320Dal 12 Marzo 2016 è entrata in vigore una nuova modalità di comunicazione delle dimissioni da parte del lavoratore, e anche della c.d. “risoluzione consensuale”, che si ha quando datore di lavoro e lavoratore decidono consensualmente di porre termine al rapporto di lavoro.

La procedura da seguire prevede che il lavoratore utilizzi il sito del Ministero del Lavoro, accedendo al form on line per la trasmissione della comunicazione nel seguente modo:

– autonomamente, utilizzando il proprio PIN dispositivo rilasciato dall’Inps secondo una delle modalità previste dal portale dell’istituto;

– recandosi presso uno dei soggetti abilitati (patronato, organizzazione sindacale, ente bilaterale, commissioni di certificazione) che accedendo al portale cliclavoro compilerà e spedirà il modulo on line per conto del lavoratore.

Dalla procedura però sono escluse le lavoratrici e i lavoratori domestici, che continueranno a dimettersi nell’ambito della procedura di convalida prevista dalla Legge 28 Giugno 2012, n. 92 (Riforma del mercato del lavoro), in vigore dal 18 Luglio 2012, recandosi presso la Direzione Territoriale del Lavoro o il Centro per l’Impiego territorialmente competenti e sottoscrivendo apposita dichiarazione in calce alla ricevuta della comunicazione di cessazione inoltrata all’Inps.

In mancanza della convalida di cui sopra,  il datore di lavoro, entro 30 giorni dalla data della cessazione, deve spedire al lavoratore un invito scritto, contenente l’indicazione di presentarsi presso le sedi deputate per convalidare l’atto o, in alternativa, a sottoscrivere la comunicazione di cessazione trasmessa all’Inps.

Il lavoratore, entro 7 giorni dalla ricezione, può:

– aderire all’invito e convalidare le dimissioni o la risoluzione consensuale;

– non aderire all’invito, ma il rapporto si intende comunque risolto;

– revocare le dimissioni o la risoluzione consensuale in forma scritta: in questo caso il contratto di lavoro torna ad avere corso normale dal giorno successivo alla comunicazione di revoca.

Le dimissioni presentate in assenza della procedura di convalida si considerano prive di effetto, a meno che il datore di lavoro, avvedutosi dell’irregolarità, non provveda all’invito di cui sopra.

Fonte: ACLI

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arton30293Nel rapporto di lavoro domestico, le parti sono libere di sciogliere il vincolo lavorativo in qualsiasi momento e senza indicare una particolare ragione giustificatrice, salvo l’obbligo del preavviso.

Infatti, l’art. 39 del CCNL dei lavoratori domestici stabilisce che il rapporto di lavoro può essere sciolto dal datore di lavoro, con un preavviso minimo stabilito in relazione all’orario di lavoro e all’anzianità di servizio, come di seguito riportato:

  • Per i rapporti non inferiori a 25 ore settimanali:

– fino a 5 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro (15 giorni di calendario);

– oltre i 5 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro (30 giorni di calendario).

  • Per i rapporti inferiori alle 25 ore settimanali:

– fino a 2 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro (8 giorni di calendario);

– oltre i 2 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro (15 giorni di calendario).

Nel caso in cui il datore di lavoro intimi il licenziamento nel periodo immediatamente successivo al termine del congedo per maternità obbligatorio, tali termini sono raddoppiati.

In caso di mancato o insufficiente preavviso, il datore di lavoro dovrà versare un’indennità pari alla retribuzione corrispondente al periodo di preavviso non concesso.

E’ ammesso il licenziamento senza preavviso, solo per mancanze così gravi, da non consentire la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto di lavoro.

Fonte: ACLI