martedì 23 gennaio 2018
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ACLI

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Aggiornati gli importi delle retribuzioni minime 2018 di colf e badanti. Nel 2017 la rivalutazione delle retribuzioni minime era stata pari allo 0,1 %, per il 2018 è pari allo 0,8%: circa 5 euro mensili.

I nuovi minimali si applicano a partire dal 1° gennaio, quindi i nuovi valori minimali devono essere applicati anche per il calcolo della retribuzione delle scorse settimane di lavoro.

Attendiamo, ora, che l’INPS comunichi l’ammontare dei contributi previdenziali da versare per questa categoria di lavoratori a copertura delle assicurazioni IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti), disoccupazione, maternità, assegno al nucleo e infortuni/malattia professionale.

Di seguito la tabella dei minimi retributivi 2018. Le variazioni come indicato sono minime: comportano aumenti annui che possono andare dai 50 ai 100 euro.

FONTE: Patronato ACLI

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Con la pensione ai superstiti il legislatore ha voluto tutelare il nucleo familiare che si trovi in una situazione di disagio economico per la morte del congiunto lavoratore o pensionato.
La legge individua puntualmente i soggetti beneficiari della pensione riconoscendo una particolare tutela al coniuge a cui, dal 2016, è equiparato l’unito civilmente.
L’importo dell’assegno di reversibilità è pari al 60% della pensione che il congiunto aveva in pagamento (o aveva maturato se non ancora pensionato).
Il totale così calcolato può esser soggetto ad una ulteriore riduzione in presenza di redditi personali (esclusa la pensione di reversibilità) superiori a determinate soglie.
I limiti di cumulabilità della pensione con i redditi del coniuge superstite sono stati introdotti dalla L. 335/95 e non operano nel caso che il beneficiario faccia parte di un nucleo familiare con figli minori, studenti o inabili.
Con nuove nozze o una nuova unione, si decade dal trattamento di pensione, ma si ha diritto ad ottenere ad un assegno “di buonuscita” pari a due annualità della pensione di reversibilità (26 mensilità) nella misura in pagamento alla data della celebrazione del matrimonio/unione.
Se la pensione è integrata al trattamento minimo, la liquidazione della doppia annualità tiene conto anche della integrazione.
La doppia annualità non è liquidata d’ufficio ma a domanda. Se a risposarsi è il coniuge divorziato titolare della reversibilità o di una sua quota, questo, oltre a perdere la pensione, non ha diritto alla doppia annualità.
Una eventuale dichiarazione di nullità del secondo matrimonio/unione, fa ritenere quel legame come mai esistito, in questo caso è possibile chiedere il ripristino della pensione ai superstiti. La pensione ai superstiti sarà ripristinata dalla data della revoca, l’INPS porrà in pagamento i ratei non prescritti e provvederà al recupero della doppia annualità eventualmente erogata.
Nel caso che a mancare sia un lavoratore non ancora titolare di pensione, la reversibilità spetta a condizione se il defunto, in vita, aveva perfezionato un minimo di contribuzione: almeno 15 anni di contributi versati in qualunque epoca o, in alternativa, almeno 5 anni di contributi di cui almeno 3 nel quinquennio precedente la morte del defunto. In mancanza di queste condizioni, purtroppo non è possibile accedere alla prestazione.

Fonte: PATRONATO ACLI

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A partire dal 1° gennaio 2018 aumenta di un anno l’età anagrafica per ottenere l’assegno sociale. Si passerà da 65 anni e 7 mesi a 66 anni e 7 mesi: lo prevede la riforma Fornero.
Un anno in più, un anno di attesa senza alcun sostegno economico.
L’assegno sociale è una prestazione assistenziale, è nata nel 1996 in sostituzione della pensione sociale.
Coloro i quali, uomini e donne, al compimento del 65° anno di età non raggiungevano il requisito contributivo minimo per la pensione di vecchiaia, potevano ottenere l’assegno sociale se rispettati i limiti di reddito personale e coniugale.
L’accesso all’assegno sociale era l’estrema ratio, riservato quindi a chi, in grave disagio economico, non aveva fonti di reddito previdenziale non avendo raggiunto i contributi per la pensione di vecchiaia.
Nel linguaggio comune l’assegno sociale veniva considerato la pensione delle casalinghe. Perché spesso accadeva che le donne, con l’arrivo del primo figlio, finivano per dedicarsi esclusivamente alla famiglia e quindi non raggiungevano i 15 o i 20 anni di contribuzione.
La riforma Fornero per quanto riguarda l’assegno sociale ha previsto che:

  • al requisito anagrafico dei 65 anni vada applicato l’incremento dell’aspettativa di vita;
  • nel 2018 scatti l’aumento di 1 anno.
Anni Nuovo requisito anagrafico
1996 – 2012 65 anni
2013 – 2015 65 anni e 3 mesi
2016 – 2017 65 anni e 7 mesi
2018 66 anni e 7 mesi
2019 – 2020 67 anni (se confermata aspettativa vita 5 mesi)

Dal 2018 l’età pensionabile per uomini e donne, lavoratori e lavoratrici del settore pubblico e del settore privato, sarà per tutti uguale a 66 anni e 7 mesi. E questa età corrisponderà anche al requisito anagrafico per l’assegno sociale.
L’assegno sociale quindi perderà la funzione di “accompagnamento” alla pensione di vecchiaia acquisita d’ufficio negli ultimi anni e tornerà ad essere riservata a chi non ha contributi sufficienti per la pensione.
Questo vuole dire che l’unico strumento possibile di flessibilità nel 2018 sarà l’APe Sociale, ovviamente nel rispetto dei requisiti anagrafici e amministrativi previsti.
Nel 2018 partirà il REI, il nuovo strumento di lotta alla povertà, ma povertà e disagio economico rappresentano diverse condizioni di vita. REI e Assegno sociale sono strumenti di sostegno diversi per finalità e per requisiti di accesso.

 

Fonte: PATRONATO ACLI

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Il Modello Redditi 2017 (ex Modello Unico) arriva al capolinea. Entro il 31 ottobre, scadenza quest’anno prorogata di un mese rispetto al termine ordinario del 30 settembre (per effetto del DPCM dello scorso 26 luglio), la dichiarazione alternativa al 730 dovrà essere inoltrata per via telematica all’Agenzia delle Entrate, o autonomamente, per chi fosse abilitato ai canali web dell’amministrazione, oppure con l’ausilio di un intermediario fiscale (coloro che dovessero ancora adempiere all’obbligo, ma non sono abilitati nè a Entratel nè a Fisconline, possono registrarsi al nuovo servizio di elaborazione online di CAF ACLI senza muovere un passo da casa). Per l’esattezza, deve spedire il Modello Redditi entro il 31 ottobre:

  • chi ha percepito redditi d’impresa, anche in forma di partecipazione
  • chi ha percepito redditi di lavoro autonomo per i quali è richiesta la partita IVA
  • chi ha percepito redditi “diversi” non compresi tra quelli indicati nel quadro D, righi D4 e D5 del 730
  • chi ha percepito plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni qualificate o derivanti dalla cessione di partecipazioni non qualificate in società
  • chi ha percepito redditi provenienti da “trust”, in qualità di beneficiario
  • chi deve presentare anche una delle seguenti dichiarazioni: IVA, IRAP, Mod. 770 ordinario e semplificato (sostituti d’imposta)
  • chi deve presentare la dichiarazione per conto di contribuenti deceduti…

Non solo le suddette categorie di contribuenti sono chiamate alla spedizione del modello, ma, eventualmente, anche:

  • i lavoratori dipendenti che hanno cambiato datore di lavoro e sono in possesso di più certificazioni di lavoro dipendente o assimilati;
  • i lavoratori dipendenti che hanno percepito direttamente dall’INPS o da altri Enti indennità e somme a titolo di integrazione salariale o ad altro titolo, se erroneamente non sono state effettuate le ritenute o se non ricorrono le condizioni di esonero;
  • i lavoratori dipendenti che hanno percepito retribuzioni e/o redditi da privati non obbligati per legge ad effettuare ritenute d’acconto (per esempio collaboratori familiari, autisti e altri addetti alla casa);
  • i lavoratori dipendenti il cui sostituto d’imposta non ha trattenuto il contributo di solidarietà (art. 2 comma 2 D.L. n. 138/2011);
  • i contribuenti che hanno conseguito redditi sui quali l’imposta si applica separatamente (ad esclusione di quelli che non devono essere indicati nella dichiarazione – come le indennità di fine rapporto ed equipollenti, gli emolumenti arretrati, le indennità per la cessazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche se percepiti in qualità di eredi – quando sono erogati da soggetti che hanno l’obbligo di effettuare le ritenute alla fonte);
  • i lavoratori dipendenti e/o percettori di redditi a questi assimilati ai quali non sono state trattenute o non lo sono state nella misura dovuta le addizionali comunale e regionale all’IRPEF. In tal caso l’obbligo sussiste solo se l’importo dovuto per ciascuna addizionale supera euro 10,33;
  • i contribuenti che hanno conseguito plusvalenze e redditi di capitale da assoggettare ad imposta sostitutiva da indicare nei quadri RT e RM.

Nel caso dei contribuenti non abilitati ai servizi telematici, che dunque si affidano a commercialisti o sportelli CAF, l’intermediario competente è tenuto a rilasciare l’impegno a presentare – appunto per via telematica – i dati in essa contenuti. Per finire, l’intermediario stesso sarà tenuto, entro 30 giorni dal termine previsto per la presentazione della dichiarazione, a rilasciare, unitamente all’originale del modello, una copia della comunicazione dell’Agenzia delle Entrate che ne attesta l’avvenuto ricevimento. Tale comunicazione diverrà quindi per il contribuente la prova dell’avvenuta consegna del modello. Potrebbe però capitare che una volta inviata la dichiarazione, il sistema dell’Agenzia la scarti per la presenza di dati non corretti o non richiesti, oppure perché trasmessa più volte. In casi del genere le Entrate notificheranno lo scarto all’intermediario abilitato, con la possibilità di inviare nuovamente il modello in modo corretto entro cinque giorni dalla notifica.
C’è infine un altro aspetto da rammentare. La scadenza ordinaria prorogata al 31 ottobre chiama infatti a raccolta anche quei contribuenti che hanno sì presentato il 730, ma che solo dopo si sono accorti di aver commesso degli errori a proprio favore, la cui rettifica comporti un minor credito o un maggior debito. L’errore a favore, in sostanza, si verifica quando nel 730 è stato dichiarato un reddito inferiore al reale, o magari quando si sono richieste detrazioni inesistenti o in misura maggiore rispetto al dovuto. In questi casi, quindi, l’unica soluzione per poter sanare la propria posizione non è quella del 730 integrativo, ma appunto la consegna di un Redditi correttivo nei termini. Va ritenuto, per altro, che ai fini del ravvedimento operoso la medesima scadenza spostata dal 2 al 31 ottobre riguardi automaticamente anche il termine per l’invio dei Redditi integrativi volti a sanare le violazioni commesse nelle dichiarazioni del 2016 sui redditi 2015, dal momento appunto che il termine delle dichiarazioni integrative per sanare i modelli dell’anno precedente coincide col termine ordinario delle dichiarazioni dell’anno in corso.

Fonte: CAF ACLI

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La rivalutazione parziale delle pensioni definita con il decreto legge n. 65 2015 è legittima secondo la Corte Costituzionale .
La Legge di Stabilità 2012 (detta anche Salvaitalia o riforma Fornero) per gli anni 2012 e 2013 ha bloccato la rivalutazione delle pensioni superiori a 3 volte il trattamento minimo (€ 1.443 circa).
Il blocco della rivalutazione delle pensioni interessava circa 6 milioni di pensionati, cioè quelli con assegni superiori a tre volte il minimo,  ed era stato varato per mettere in sicurezza i conti pubblici durante la crisi economica del 2011. Nel 2015 era già stato oggetto di analisi da parte della Corte costituzionale che l’aveva giudicato incostituzionale (sentenza 70/2015).
Da quella decisione era scaturito allora il decreto Poletti che riconosceva un rimborso parziale con una rivalutazione ma non a tutti e non in misura intera. La restituzione totale avrebbe comportato una spesa per lo Stato di 24 miliardi  di euro.

Questa formula di adeguamento graduale

40% Pensioni tra 3 e 4 volte il trattamento minimo
20% Pensioni tra 4 e 5 volte il trattamento minimo
10% Pensioni tra 5 e 6 volte il trattamento minimo
0% Pensioni superiori a 6 volte il trattamento minimo

che confermava il blocco per le pensioni di importo  oltre sei volte il minimo  fermava la  “spesa” per lo Stato a 2,8 miliardi di euro.
Le somme trattenute, soprattutto per gli importi più alti di pensione, erano rilevanti e per questo motivo anche il decreto Poletti è stato oggetto di giudizi di incostituzionalità.
La progressività introdotta dal decreto e la temporaneità del provvedimento sono state dai giudici considerate non irragionevole sacrificio del diritto dei singoli in favore delle esigenze finanziarie della collettività.
Quando si potranno leggere le motivazioni addotte dalla Consulta si potranno meglio comprendere e capire i criteri sui quali la Corte ha ritenuto che vi sia ragionevolezza nel testo del decreto 65/2015.
La decisione non è sembrata scostarsi da quanto molti si attendevano dopo la sentenza della stessa Corte (n. 173/2016) che aveva dichiarato la legittimità del sistema di perequazione delle pensioni in vigore dal 2014.

Fonte: PATRONATO ACLI

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Una seconda chance non si nega a nessuno, così, chi non fosse passato dal “portone” della prima rottamazione delle cartelle Equitalia, potrà adesso rientrare dalla “finestra” della seconda, introdotta dal Decreto 148 del 16/10/2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 242 del 16 ottobre. In pratica l’articolo 1 del Dl 148 prevede, fra le altre cose, la possibilità di aderire alla cosiddetta “rottamazione bis” anche per coloro che in precedenza non erano stati ammessi alla prima “edizione” perché non in regola con il pagamento delle rate scadute al 31 dicembre 2016 relative ai piani di rateazione in essere al 24 ottobre 2016 (data di entrata in vigore delle disposizioni sulla definizione agevolata).
Quindi, i contribuenti che si trovassero in questa situazione potranno esercitare la facoltà di adesione alla rottamazione bis presentando all’Agenzia delle entrate – Riscossione, entro il 31 dicembre 2017, l’apposito modello DA-R. Il procedimento a quel punto sarà analogo alla prima rottamazione. L’Agenzia infatti, ricevuta l’istanza di adesione, sarà tenuta a rispondere inviando agli interessati, entro il 31 marzo 2018, una prima comunicazione relativa all’importo del debito pregresso non versato (cioè le rate non saldate al 31-12-2016) che dovrà dunque essere pagato entro il 31 maggio 2018, e una seconda comunicazione entro il 31 luglio 2018 relativa all’ammontare complessivo dovuto per la rottamazione vera e propria del debito residuale, con le rispettive scadenze rateali che saranno in tutto tre, fissate a settembre, ottobre e novembre 2018.
Per quanto riguarda le modalità di presentazione dell’istanza, il modello DA-R può essere consegnato in forma cartacea direttamente agli sportelli dell’Agente della riscossione, oppure inviato tramite posta elettronica certificata all’indirizzo pec della direzione regionale di riferimento dell’Agenzia delle entrate-Riscossione, tenendo comunque presente che per l’invio tramite pec si può fare affidamento anche gli uffici CAF ACLI.
Per quanto riguarda invece il versamento effettivo sarà possibile procedere:

  • dal sito di Agenzia delle entrate Riscossione, attraverso l’App Equiclick, collegandosi alla sezione pagamenti e inserendo il proprio codice fiscale, il codice Rav riportato nel bollettino e l’importo. A questo punto si potrà scegliere tra molteplici operatori (banche, Poste e altri istituti di pagamento), che mettono a disposizione diverse modalità di pagamento;
  • presso gli sportelli bancari e gli uffici postali, con carta di credito o prepagata; bancomat; Banco Posta; in contanti (se l’importo è inferiore a 3mila euro), in addebito sul conto corrente (se ci si rivolge alla propria filiale);
  • tramite internet banking e gli sportelli bancomat, utilizzando il servizio per il pagamento dei Rav (basta solo inserire il numero del bollettino);
  • dai tabaccai convenzionati con Banca 5 Spa e nei punti vendita Sisal e Lottomatica (qui si può pagare in contanti fino a mille euro), con il bancomat o con la carta di credito (fino a 5mila euro dai tabaccai e fino a 1.500 euro nei punti Sisal e Lottomatica).

Un ultimo importante chiarimento va fatto sulle prime due scadenze rateali della prima rottamazione che prevedeva l’esclusione automatica dal piano agevolato per coloro i quali non pagassero, o le pagassero solo in parte, le singole tranches del debito. In effetti il Dl 148/2017 ha fatto slittare al 30 novembre 2017 i termini per il pagamento delle rate in scadenza il 31 luglio e 30 settembre 2017, riammettendo appunto chi non le avesse ancora adempiute.

Fonte: CAF ACLI

Circa trentacinque anni fa l’agguato brigatista che costò la vita a Raffaele Delcogliano ed al suo amico ed autista Aldo Iermano.
Correva l’anno 1982.
Un commando delle Brigate Rosse bloccò l’auto su cui viaggiava l’assessore al Lavoro della Regione e la crivellò di proiettili.
Delcogliano e Iermano uccisi da mano terrorista, ma il vero mandante fu la camorra cutoliana infastidita dall’impegno di Delcogliano sulle politiche del lavoro intraprese dall’assessore democristiano.
Delcogliano e Iermano vittime di un disegno criminale, dunque.
Le Acli Provinciali di Benevento ed il Coordinamento Provinciale di Libera Benevento, in collaborazione con i Giovani delle Acli ed i volontari del Servizio Civile Nazionale, hanno organizzato un convegno sul tema: “A Raffaele Delcogliano, Aldo Iermano e Alberto Vallefuoco dedichiamo il nostro impegno”.
Le Acli hanno voluto organizzare una serata di ricordo, di riflessione insieme ai familiari delle sfortunate vittime.
Il presidente delle Acli di Benevento, Danilo Parente, ha ricordato: “Non possono essere solo dei ricordi solo dei nomi a volte sbiaditi.
Occorre un impegno civico giusto e concreto.
E’ necessaria una voce condivisa”.
Presente anche l’assessore comunale alle Politiche Giovanili, Luigi Ambrosone, che ha rimarcato: “Morire da innocenti è inaccettabile.
Sono stati esempi forti e importanti”.
Una vita vissuta tragicamente e che ha fatto riflettere, ha raccontato invece Felicita  Delcogliano, sorella della vittima: “Raffaele è un esempio di politico che fa il suo dovere in maniera onesta.
Un modello da diffondere”.
L’assessore della Giunta Mastella ha poi polemizzato: “E’ mai possibile che ho dovuto ascoltare: Ma chi l’ha fatto fare a tuo fratello?“.
Michele Martino, referente di Libera nel Sannio, ha ricordato: “La memoria è tale se è condivisa.
La memoria deve unire, non può dare, come a volte succede, fastidio”.
Poi ha esortato: “Oggi raccogliamo un vessillo e tracciamo un testimone verso le giovani generazioni che hanno il dovere di ricordare.
Ma la politica deve essere più attenta e più coesa”.
La parola è passata poi a Felicita Delcogliano: “Queste persone siano da esempio.
Mio fratello era fiducioso di poter cambiare le cose.
Non credo sia stato ingenuo. Secondo me non aveva scelta. Non poteva fare diversamente.
Occorre diffondere la cultura dell’onestà e del lavoro”.
Presente anche Umberto Pepe, che ha dedicato la sua tesi di laurea in Sociologia e Ricerca Sociale a Raffaele Delcogliano ed all’amico autista Aldo Iermano assassinati 35 anni fa.
“Ho deciso di dedicare la mia tesi a Raffaele Delcogliano ed Aldo Iermano – ha spiegato – raccontando la loro storia, perché non mi sembrava affatto giusto che nessuno la conoscesse, soprattutto i miei concittadini beneventani.
Sicuramente, non avrò raggiunto tutti, ma se sono riuscito a portarla all’attenzione delle persone che erano presenti alla mia seduta di laurea, allora questo sarà stato già un buon risultato per me”.
Poi ha aggiunto: “Quello che mi ha colpito di più è stato il rapporto di amicizia che legava Raffaele ed Aldo.
Penso che gli amici migliori siano quelli che, nonostante tutto, ci seguono anche nelle difficoltà fino a farsi uccidere per noi e con noi.
Mentre oggi troppo spesso ci sono amici che ci lasciano morire da soli.
Bisogna tenere presente che la criminalità organizzata è per il popolo un’alternativa alle mancanza degli apparati statali”.

Fonte: GAZZETTA DI BENEVENTO

Le Acli Provinciali di Benevento e il Coordinamento Provinciale di Libera Benevento, in collaborazione con i Giovani delle Acli ed i volontari del Servizio Civile Nazionale, organizzano
“A Raffaele Delcogliano, Aldo Iermano e Alberto Vallefuoco dedichiamo il nostro impegno”.
Vi aspettiamo Mercoledì 25 Ottobre 2017, alle ore 18:30, presso la sede delle Acli Provinciali di Benevento, via F. Flora, 31.

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La dichiarazione dei redditi riportante i dati del sostituto d’imposta è da considerarsi validamente presentata anche se, di seguito alla presentazione del modello, il rapporto di lavoro sia cessato a causa del licenziamento o delle dimissioni del dichiarante. Molto spesso i contribuenti, dopo aver chiuso il rapporto di lavoro con una certa azienda, chiedono informazioni sul da farsi in caso di conguagli a credito o a debito risultanti dal 730 già presentato, sul quale, però, erano stati indicati i riferimenti del vecchio sostituto. Il caso classico è quello del dipendente che, successivamente all’inoltro della dichiarazione, si trovi a cambiare lavoro. Ipotizzando allora che dalla dichiarazione 730 risultasse un esito a debito, si porrà il problema di come pagare il debito residuo, non più trattenibile in busta paga dal vecchio datore di lavoro.
Il 730, di norma, permette di imboccare la corsia preferenziale del versamento o del rimborso direttamente in busta paga, senza che il contribuente faccia nulla, se non attendere il mese di luglio (agosto per i pensionati) nel quale il datore di lavoro gli tratterrà/rimborserà il debito/credito sullo stipendio; ma se la busta paga non c’è più, il problema allora si pone.
Vediamo dunque cosa succede nei due casi di debito o credito, qualora il dichiarante, al momento del conguaglio, non sia più provvisto del sostituto indicato in precedenza.
A rispondere è stata nel 2013 la Circolare 14/E dell’Agenzia delle Entrate secondo la quale “in caso di conguaglio a credito, il sostituto d’imposta è tenuto ad operare i rimborsi spettanti ai dipendenti cessati (…) o privi di retribuzione, mediante una corrispondente riduzione delle ritenute relative ai compensi corrisposti agli altri dipendenti con le modalità e nei tempi ordinariamente previsti”. Se dunque, in un momento successivo alla consegna del 730, il contribuente cessa il proprio rapporto di lavoro, per un licenziamento o per dimissioni, a prescindere da quale sia la sua condizione nell’ immediato (potrebbe essere infatti essere occupato in una nuova azienda o rimanere disoccupato), è comunque alla vecchia azienda, cioè all’ ex sostituto d’imposta, che spetterà l’onere dei rimborsi fiscali, e tali rimborsi avverranno con la conseguente riduzione delle ritenute sui compensi degli altri dipendenti. Qualora però il conguaglio a credito non dovesse essere effettuato, il contribuente, seppur con tempi più rallentati, avrebbe comunque la possibilità di recuperare quel credito presentando la dichiarazione dei redditi l’anno successivo.
Viceversa in caso di debito, il sostituto d’imposta, non avendo la possibilità materiale di effettuare il conguaglio (non c’è infatti la busta paga da cui trattenere l’importo), “comunica tempestivamente agli interessati gli importi risultanti dalla dichiarazione, che gli stessi devono versare direttamente (tramite F24, ndr). In alternativa, i contribuenti che si trovano nella posizione di momentanea assenza di retribuzione possono scegliere di richiedere la trattenuta della somma a debito, con l’applicazione dell’interesse dello 0,40 per cento mensile, se il sostituto deve loro erogare emolumenti entro l’anno d’imposta”.

Fonte: CAF ACLI

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La prolusione del Laboratorio di formazione al bene comune è fissata per venerdì 20 ottobre 2017.

“Generare vero sviluppo ascoltando il grido dei poveri”, è il tema generale dell’undicesima edizione di CIVES – Laboratorio di formazione al bene comune, promosso dall’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della Diocesi di Benevento in collaborazione con il Centro di Cultura “Raffaele Calabria” e l’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Il programma di questa nuova edizione, di cui sono aperte le iscrizioni, prevede tredici incontri, con la prolusione fissata il 20 ottobre 2017. Gli appuntamenti a seguire avranno cadenza quindicinale fino al 5 maggio 2018. La tematica generale riprende un passaggio del messaggio di Papa Francesco per la prima Giornata mondiale dei poveri. Gli argomenti che saranno affrontati sono di grande attualità e rilevanza: gli interventi per contrastare la povertà, la finanza etica al servizio dei poveri e dei giovani, la restituzione alla comunità dei beni confiscati alla criminalità organizzata, il terzo settore al servizio di una solidarietà operativa, la questione territoriale delle aree interne, la condizione giovanile in Italia, la crescita di un territorio libero dalla criminalità organizzata, il monitoraggio civico delle opere pubbliche, la vulnerabilità sociale e la povertà nelle nostre comunità, strategie per il lavoro dopo la Settimana Sociale di Cagliari.
Nel solco della democrazia deliberativa sarà anche realizzata una giuria popolare sulle politiche in materia di povertà e giovani, per aiutare le istituzioni nelle loro scelte, tenendo conto degli orientamenti in materia espressi dai cittadini.
Coordinatore dell’iniziativa formativa è Ettore Rossi, Direttore dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro, mentre la direzione scientifica è affidata al Prof. Paolo Rizzi dell’Università Cattolica.
Le domande di iscrizione devono pervenire entro il 19 ottobre 2017 al Centro di Cultura “R. Calabria” di Benevento (P.zza Orsini n. 33), tel. 0824.323319 – 0824.323329 cell. 3397473208 od inviate per e-mail: socialelavoro@diocesidibenevento.it; info@centrodicultura.it
A conclusione del percorso formativo, il Centro di Cultura per lo sviluppo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore rilascerà un attestato di partecipazione a quanti avranno frequentato il 75% del monte ore previsto (comprensivo di almeno due incontri relativi ai lavori di gruppo).
La partecipazione è gratuita.