martedì 23 gennaio 2018
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A partire dal 1° Dicembre scorso è possibile presentare la domanda per il Reddito di Inclusione (REI), una misura di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale che prevede un beneficio economico erogato a coloro che hanno specifici requisiti.
“Con la pubblicazione del decreto legislativo n. 147 del 15 settembre 2017 – dichiara l’Avv. Danilo Parente, Presidente Provinciale delle ACLI di Benevento – l’Italia ha per la prima volta nella sua storia una legge sulla povertà. Il Reddito di Inclusione è uno strumento che può essere richiesto già da questo mese e che sostituisce l’assegno di disoccupazione (Asdi) ed il sostegno per l’inclusione attiva (Sia)”.
“Tale prestazione, fortemente sostenuta dall’Alleanza contro la povertà a cui aderiscono anche le Acli, per mezzo del suo Portavoce, Roberto Rossini, e la cui data di partenza è fissata per il 1° gennaio 2018, è subordinata – prosegue il Presidente – alla valutazione della situazione economica e all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa. Il beneficio economico interesserà fin da subito circa 500 mila famiglie – quasi 1,8 milioni di persone – e, a seconda del numero dei componenti, avrà un tetto mensile che potrà arrivare a 485 euro. La somma dovrebbe salire a 534 euro in base al Ddl di Bilancio”.
“L’importo sarà erogato per un massimo di 18 mesi e terrà conto del numero dei componenti del nucleo familiare e di eventuali redditi e trattamenti assistenziali. Per chi fosse interessato – conclude Parente – abbiamo predisposto un apposito servizio di ausilio nella compilazione della domanda presso i nostri uffici del CAF ACLI di Benevento in via Francesco Flora, 31 dove ci si potrà recare il lunedì, il mercoledì ed il venerdì dalle ore 9.00 alle ore 11.00.”

Per info: 3404176322

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Il Modello Redditi 2017 (ex Modello Unico) arriva al capolinea. Entro il 31 ottobre, scadenza quest’anno prorogata di un mese rispetto al termine ordinario del 30 settembre (per effetto del DPCM dello scorso 26 luglio), la dichiarazione alternativa al 730 dovrà essere inoltrata per via telematica all’Agenzia delle Entrate, o autonomamente, per chi fosse abilitato ai canali web dell’amministrazione, oppure con l’ausilio di un intermediario fiscale (coloro che dovessero ancora adempiere all’obbligo, ma non sono abilitati nè a Entratel nè a Fisconline, possono registrarsi al nuovo servizio di elaborazione online di CAF ACLI senza muovere un passo da casa). Per l’esattezza, deve spedire il Modello Redditi entro il 31 ottobre:

  • chi ha percepito redditi d’impresa, anche in forma di partecipazione
  • chi ha percepito redditi di lavoro autonomo per i quali è richiesta la partita IVA
  • chi ha percepito redditi “diversi” non compresi tra quelli indicati nel quadro D, righi D4 e D5 del 730
  • chi ha percepito plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni qualificate o derivanti dalla cessione di partecipazioni non qualificate in società
  • chi ha percepito redditi provenienti da “trust”, in qualità di beneficiario
  • chi deve presentare anche una delle seguenti dichiarazioni: IVA, IRAP, Mod. 770 ordinario e semplificato (sostituti d’imposta)
  • chi deve presentare la dichiarazione per conto di contribuenti deceduti…

Non solo le suddette categorie di contribuenti sono chiamate alla spedizione del modello, ma, eventualmente, anche:

  • i lavoratori dipendenti che hanno cambiato datore di lavoro e sono in possesso di più certificazioni di lavoro dipendente o assimilati;
  • i lavoratori dipendenti che hanno percepito direttamente dall’INPS o da altri Enti indennità e somme a titolo di integrazione salariale o ad altro titolo, se erroneamente non sono state effettuate le ritenute o se non ricorrono le condizioni di esonero;
  • i lavoratori dipendenti che hanno percepito retribuzioni e/o redditi da privati non obbligati per legge ad effettuare ritenute d’acconto (per esempio collaboratori familiari, autisti e altri addetti alla casa);
  • i lavoratori dipendenti il cui sostituto d’imposta non ha trattenuto il contributo di solidarietà (art. 2 comma 2 D.L. n. 138/2011);
  • i contribuenti che hanno conseguito redditi sui quali l’imposta si applica separatamente (ad esclusione di quelli che non devono essere indicati nella dichiarazione – come le indennità di fine rapporto ed equipollenti, gli emolumenti arretrati, le indennità per la cessazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche se percepiti in qualità di eredi – quando sono erogati da soggetti che hanno l’obbligo di effettuare le ritenute alla fonte);
  • i lavoratori dipendenti e/o percettori di redditi a questi assimilati ai quali non sono state trattenute o non lo sono state nella misura dovuta le addizionali comunale e regionale all’IRPEF. In tal caso l’obbligo sussiste solo se l’importo dovuto per ciascuna addizionale supera euro 10,33;
  • i contribuenti che hanno conseguito plusvalenze e redditi di capitale da assoggettare ad imposta sostitutiva da indicare nei quadri RT e RM.

Nel caso dei contribuenti non abilitati ai servizi telematici, che dunque si affidano a commercialisti o sportelli CAF, l’intermediario competente è tenuto a rilasciare l’impegno a presentare – appunto per via telematica – i dati in essa contenuti. Per finire, l’intermediario stesso sarà tenuto, entro 30 giorni dal termine previsto per la presentazione della dichiarazione, a rilasciare, unitamente all’originale del modello, una copia della comunicazione dell’Agenzia delle Entrate che ne attesta l’avvenuto ricevimento. Tale comunicazione diverrà quindi per il contribuente la prova dell’avvenuta consegna del modello. Potrebbe però capitare che una volta inviata la dichiarazione, il sistema dell’Agenzia la scarti per la presenza di dati non corretti o non richiesti, oppure perché trasmessa più volte. In casi del genere le Entrate notificheranno lo scarto all’intermediario abilitato, con la possibilità di inviare nuovamente il modello in modo corretto entro cinque giorni dalla notifica.
C’è infine un altro aspetto da rammentare. La scadenza ordinaria prorogata al 31 ottobre chiama infatti a raccolta anche quei contribuenti che hanno sì presentato il 730, ma che solo dopo si sono accorti di aver commesso degli errori a proprio favore, la cui rettifica comporti un minor credito o un maggior debito. L’errore a favore, in sostanza, si verifica quando nel 730 è stato dichiarato un reddito inferiore al reale, o magari quando si sono richieste detrazioni inesistenti o in misura maggiore rispetto al dovuto. In questi casi, quindi, l’unica soluzione per poter sanare la propria posizione non è quella del 730 integrativo, ma appunto la consegna di un Redditi correttivo nei termini. Va ritenuto, per altro, che ai fini del ravvedimento operoso la medesima scadenza spostata dal 2 al 31 ottobre riguardi automaticamente anche il termine per l’invio dei Redditi integrativi volti a sanare le violazioni commesse nelle dichiarazioni del 2016 sui redditi 2015, dal momento appunto che il termine delle dichiarazioni integrative per sanare i modelli dell’anno precedente coincide col termine ordinario delle dichiarazioni dell’anno in corso.

Fonte: CAF ACLI

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Una seconda chance non si nega a nessuno, così, chi non fosse passato dal “portone” della prima rottamazione delle cartelle Equitalia, potrà adesso rientrare dalla “finestra” della seconda, introdotta dal Decreto 148 del 16/10/2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 242 del 16 ottobre. In pratica l’articolo 1 del Dl 148 prevede, fra le altre cose, la possibilità di aderire alla cosiddetta “rottamazione bis” anche per coloro che in precedenza non erano stati ammessi alla prima “edizione” perché non in regola con il pagamento delle rate scadute al 31 dicembre 2016 relative ai piani di rateazione in essere al 24 ottobre 2016 (data di entrata in vigore delle disposizioni sulla definizione agevolata).
Quindi, i contribuenti che si trovassero in questa situazione potranno esercitare la facoltà di adesione alla rottamazione bis presentando all’Agenzia delle entrate – Riscossione, entro il 31 dicembre 2017, l’apposito modello DA-R. Il procedimento a quel punto sarà analogo alla prima rottamazione. L’Agenzia infatti, ricevuta l’istanza di adesione, sarà tenuta a rispondere inviando agli interessati, entro il 31 marzo 2018, una prima comunicazione relativa all’importo del debito pregresso non versato (cioè le rate non saldate al 31-12-2016) che dovrà dunque essere pagato entro il 31 maggio 2018, e una seconda comunicazione entro il 31 luglio 2018 relativa all’ammontare complessivo dovuto per la rottamazione vera e propria del debito residuale, con le rispettive scadenze rateali che saranno in tutto tre, fissate a settembre, ottobre e novembre 2018.
Per quanto riguarda le modalità di presentazione dell’istanza, il modello DA-R può essere consegnato in forma cartacea direttamente agli sportelli dell’Agente della riscossione, oppure inviato tramite posta elettronica certificata all’indirizzo pec della direzione regionale di riferimento dell’Agenzia delle entrate-Riscossione, tenendo comunque presente che per l’invio tramite pec si può fare affidamento anche gli uffici CAF ACLI.
Per quanto riguarda invece il versamento effettivo sarà possibile procedere:

  • dal sito di Agenzia delle entrate Riscossione, attraverso l’App Equiclick, collegandosi alla sezione pagamenti e inserendo il proprio codice fiscale, il codice Rav riportato nel bollettino e l’importo. A questo punto si potrà scegliere tra molteplici operatori (banche, Poste e altri istituti di pagamento), che mettono a disposizione diverse modalità di pagamento;
  • presso gli sportelli bancari e gli uffici postali, con carta di credito o prepagata; bancomat; Banco Posta; in contanti (se l’importo è inferiore a 3mila euro), in addebito sul conto corrente (se ci si rivolge alla propria filiale);
  • tramite internet banking e gli sportelli bancomat, utilizzando il servizio per il pagamento dei Rav (basta solo inserire il numero del bollettino);
  • dai tabaccai convenzionati con Banca 5 Spa e nei punti vendita Sisal e Lottomatica (qui si può pagare in contanti fino a mille euro), con il bancomat o con la carta di credito (fino a 5mila euro dai tabaccai e fino a 1.500 euro nei punti Sisal e Lottomatica).

Un ultimo importante chiarimento va fatto sulle prime due scadenze rateali della prima rottamazione che prevedeva l’esclusione automatica dal piano agevolato per coloro i quali non pagassero, o le pagassero solo in parte, le singole tranches del debito. In effetti il Dl 148/2017 ha fatto slittare al 30 novembre 2017 i termini per il pagamento delle rate in scadenza il 31 luglio e 30 settembre 2017, riammettendo appunto chi non le avesse ancora adempiute.

Fonte: CAF ACLI

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La dichiarazione dei redditi riportante i dati del sostituto d’imposta è da considerarsi validamente presentata anche se, di seguito alla presentazione del modello, il rapporto di lavoro sia cessato a causa del licenziamento o delle dimissioni del dichiarante. Molto spesso i contribuenti, dopo aver chiuso il rapporto di lavoro con una certa azienda, chiedono informazioni sul da farsi in caso di conguagli a credito o a debito risultanti dal 730 già presentato, sul quale, però, erano stati indicati i riferimenti del vecchio sostituto. Il caso classico è quello del dipendente che, successivamente all’inoltro della dichiarazione, si trovi a cambiare lavoro. Ipotizzando allora che dalla dichiarazione 730 risultasse un esito a debito, si porrà il problema di come pagare il debito residuo, non più trattenibile in busta paga dal vecchio datore di lavoro.
Il 730, di norma, permette di imboccare la corsia preferenziale del versamento o del rimborso direttamente in busta paga, senza che il contribuente faccia nulla, se non attendere il mese di luglio (agosto per i pensionati) nel quale il datore di lavoro gli tratterrà/rimborserà il debito/credito sullo stipendio; ma se la busta paga non c’è più, il problema allora si pone.
Vediamo dunque cosa succede nei due casi di debito o credito, qualora il dichiarante, al momento del conguaglio, non sia più provvisto del sostituto indicato in precedenza.
A rispondere è stata nel 2013 la Circolare 14/E dell’Agenzia delle Entrate secondo la quale “in caso di conguaglio a credito, il sostituto d’imposta è tenuto ad operare i rimborsi spettanti ai dipendenti cessati (…) o privi di retribuzione, mediante una corrispondente riduzione delle ritenute relative ai compensi corrisposti agli altri dipendenti con le modalità e nei tempi ordinariamente previsti”. Se dunque, in un momento successivo alla consegna del 730, il contribuente cessa il proprio rapporto di lavoro, per un licenziamento o per dimissioni, a prescindere da quale sia la sua condizione nell’ immediato (potrebbe essere infatti essere occupato in una nuova azienda o rimanere disoccupato), è comunque alla vecchia azienda, cioè all’ ex sostituto d’imposta, che spetterà l’onere dei rimborsi fiscali, e tali rimborsi avverranno con la conseguente riduzione delle ritenute sui compensi degli altri dipendenti. Qualora però il conguaglio a credito non dovesse essere effettuato, il contribuente, seppur con tempi più rallentati, avrebbe comunque la possibilità di recuperare quel credito presentando la dichiarazione dei redditi l’anno successivo.
Viceversa in caso di debito, il sostituto d’imposta, non avendo la possibilità materiale di effettuare il conguaglio (non c’è infatti la busta paga da cui trattenere l’importo), “comunica tempestivamente agli interessati gli importi risultanti dalla dichiarazione, che gli stessi devono versare direttamente (tramite F24, ndr). In alternativa, i contribuenti che si trovano nella posizione di momentanea assenza di retribuzione possono scegliere di richiedere la trattenuta della somma a debito, con l’applicazione dell’interesse dello 0,40 per cento mensile, se il sostituto deve loro erogare emolumenti entro l’anno d’imposta”.

Fonte: CAF ACLI

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Il familiare convivente che paga la ristrutturazione eseguita su un immobile di proprietà di un congiunto può sì applicare la detrazione del 50% (valida salvo proroghe per le spese sostenute sino al 31-12-2017), a condizione però che l’immobile sia l’abitazione ove il familiare convive con il congiunto o comunque un altro immobile a disposizione, cioè vuoto. Oltretutto, per far sì che la detrazione resti valida nell’arco di tutto il decennio successivo, attraverso il consueto piano rateale di dieci quote di pari importo, non è necessario che la situazione di convivenza permanga nei 10 anni, ma che sia riscontrabile relativamente al solo periodo dei lavori fino al pagamento degli stessi.
La risposta che l’Agenzia delle Entrate ha fornito tempo fa su un interpello presentato in materia, potrebbe lasciar intendere un’interpretazione più restrittiva che inclusiva. Com’è noto, fra i beneficiari delle detrazioni al 50-65% sui lavori edili o finalizzati al risparmio energetico, rientrano anche i cosiddetti “familiari conviventi”, cioè coloro che convivono col possessore/detentore dell’immobile, e che, se sostengono le spese d’intervento, possono “subentrare” nel diritto di godimento del beneficio stesso. La regola dei familiari conviventi (intesi come il coniuge e i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado) suscita spesso delle incomprensioni. Vi è ad esempio la percezione comune che la parola “convivente” limiti l’applicazione del beneficio alle sole spese relative all’immobile dove in effetti la convivenza sussiste in senso fisico. In realtà non è così, ed è appunto su quest’aspetto che l’impostazione del bonus è più permissiva di quanto sembri.
I requisiti documentali affinché il familiare convivente applichi la detrazione sono esattamente gli stessi che verrebbero esaminati se fosse il possessore o detentore a richiederla, e cioè le fatture intestate della ditta e i bonifici di versamento correttamente compilati. Qualora poi fossero stati richiesti dei permessi speciali in Comune e tali permessi fossero intestati al possessore/detentore, ciò non ostacolerebbe la successiva applicazione del beneficio a favore del familiare convivente. Ad ogni modo dovrebbe comunque risultare la convivenza col possessore tramite il certificato di residenza.
Detto ciò, la ragione per cui l’impostazione di fondo del beneficio può dirsi permissiva, sta nel fatto che, come riporta la Risoluzione n. 184/E del 12 giugno 2002, “non è necessario che l’abitazione nella quale convivono familiare ed intestatario dell’immobile costituisca per entrambi l’abitazione principale, mentre è necessario che i lavori stessi siano effettuati su una delle abitazioni nelle quali si esplica il rapporto di convivenza”. La chiave è proprio questa. Le parole su cui bisogna concentrarsi, sono quelle che indicano la necessità che i lavori “siano effettuati su una delle abitazioni nelle quali si esplica il rapporto di convivenza”.
Questo significa appunto che l’immobile oggetto degli interventi non dev’essere necessariamente l’abitazione ove di fatto convivono il possessore e il familiare beneficiario del bonus, ma qualunque altro immobile ove la convivenza potrebbe idealmente sussistere. Volendo fare un esempio banale: se fosse il marito ad accollarsi le spese per la ristrutturazione della casa al mare posseduta al 100% dalla moglie, la detrazione gli sarebbe comunque riconosciuta, essendo appunto la casa al mare un immobile dove il rapporto di convivenza potrebbe eventualmente esplicarsi, a prescindere dal fatto che venga utilizzata soltanto per pochi mesi all’anno (e comunque la sostanza non cambierebbe anche se la casa non fosse mai utilizzata).
Dov’è, invece, che l’impostazione delle Entrate diventa restrittiva? Ripartiamo da un altro esempio: ipotizziamo una situazione quasi analoga alla precedente, cioè il marito che paga la ristrutturazione eseguita su un immobile posseduto dalla moglie, dove però abita il suocero, padre della moglie. In tal caso la detrazione non potrà essergli accordata dal momento che “l’immobile oggetto dei lavori è abitato da un familiare diverso da quello con cui sussiste il rapporto di convivenza”. In pratica, il fatto che a occupare l’immobile sia un terzo familiare, cioè un soggetto diverso dal possessore e dal suo convivente, fa da impedimento al normale applicarsi della detrazione. L’impostazione restrittiva si evince dunque dal presupposto secondo cui l’utilizzo da parte di terzi dell’immobile ristrutturato renda impossibile la convivenza – nello stesso immobile – tra il familiare e il possessore.

Fonte: CAF ACLI

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Il modello RLI si rifà il look. È possibile infatti, a partire dallo scorso 19 settembre, utilizzare (obbligatoriamente) il nuovo modello, approvato e pubblicato con le relative istruzione con Provvedimento del 15 giugno 2017 n. 112605, per la richiesta di registrazione dei contratti di locazione e affitto di immobili e adempimenti successivi. Il vecchio modello è stato dunque utilizzabile fino al 18 settembre 2017. Tra l’altro il 5 ottobre l’Agenzia delle Entrate ha aggiornato i software di compilazione e controllo, aumentando i dati richiesti ai contribuenti.
In buona sostanza col modello RLI, oltre che richiedere la registrazione dei contratti di locazione di beni immobili ed eventuali proroghe, cessioni, subentro e risoluzioni (con il calcolo delle relative imposte e di eventuali interessi e sanzioni), nonché l’esercizio dell’opzione/revoca della cedolare secca, è possibile.

  • Comunicare i dei dati catastali;
  • Registrare i contratti di affitto dei terreni e degli annessi “titoli PAC”;
  • Denunciare i contratti di locazione non registrati e i contratti di locazione con canone superiore a quello registrato o i comodati fittizi;
  • registrare i contratti di locazione con previsione di canoni differenti per le diverse annualità;
  • registrare i contratti di locazione a tempo indeterminato;
  • effettuare il ravvedimento operoso;
  • gestire la comunicazione della risoluzione o della proroga tardiva in caso di cedolare secca;
  • registrare i contratti di locazione di pertinenze concesse con atto separato rispetto all’immobile principale.

Il modello, oltre che dal frontespizio contenente l’informativa sul trattamento dei dati personali, è composto da:

  • quadro A, “Dati generali”, nel quale sono contenuti i dati utili alla registrazione del contratto (quali la tipologia del contratto, la data di stipula e la durata della locazione), la sezione dedicata agli adempimenti successivi (tra i quali proroga, cessione, subentro e risoluzione), i dati del richiedente la registrazione e la sezione riservata alla presentazione in via telematica;
  • quadro B: “Soggetti”, in cui sono indicati i dati dei locatori e dei conduttori;
  • quadro C: “Dati degli immobili”, riguardante i dati degli immobili principali e delle relative pertinenze;
  • quadro D: “Locazione ad uso abitativo e opzione/revoca cedolare secca”, contenente le informazioni relative al regime della cedolare secca;
  • quadro E: “Locazione con canoni differenti per una o più annualità”, in cui possono essere indicati i diversi canoni di locazione pattuiti nel contratto per le successive annualità.

In caso di richiesta di registrazione, il modello può essere presentato in via telematica in forma semplificata senza l’allegazione della copia del testo contrattuale in presenza delle seguenti caratteristiche:

  • un numero di locatori e di conduttori, rispettivamente, non superiore a tre;
  • una sola unità abitativa ed un numero di pertinenze non superiore a tre;
  • tutti gli immobili devono essere censiti con attribuzione di rendita;
  • il contratto contiene esclusivamente la disciplina del rapporto di locazione e, pertanto, non comprende ulteriori pattuizioni;
  • il contratto è stipulato tra persone fisiche che non agiscono nell’esercizio di un’impresa, arte o professione.

Fonte: CAF ACLI

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Anche per coloro che hanno compiuto la maggiore età nel 2017, è stato attivato il bonus da 500 euro che il Governo Renzi ha confezionato (senza nessuna soglia di accesso Isee) per i ragazzi che tagliano il traguardo dei 18 anni. Si tratta di 500 euro di credito elettronico da spendere entro il 31 dicembre 2018 fra cinema, teatri, libri, mostre, musei, eventi, siti archeologici, concerti dal vivo, spettacoli di danza e quant’altro. Un modo, quindi, per far “assaporare” ai giovani il sapore della “cultura”.
Per poter usufruire dei 500 euro, serve prima registrarsi a SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale con cui i cittadini e le imprese possono accedere a tutti i servizi online delle pubbliche amministrazioni.
La registrazione permetterà dunque ai ragazzi di visualizzare l’offerta culturale messa a loro disposizione, scegliendo di volta in volta gli eventi ai quali partecipare. Quest’anno l’offerta si è arricchita con la possibilità di acquistare anche musica registrata o di iscriversi a corsi di musica/teatro/lingua, tutte cose non ammesse nel 2016. La possibilità di registrarsi è già attiva dallo scorso 19 settembre tramite uno dei provider abilitati, ma in ogni caso chi non lo avesse ancora fatto avrà tempo in abbondanza fino al 31 giugno 2018.
Dopo la registrazione, basterà entrare nel sito dedicato www.18app.it e inserire i dati personali con cui ci si è registrati: nella sua pagina riservata il 18enne troverà pronti i suoi 500 euro e le diverse opzioni per spenderli. Bisogna tener presente, però che ogni acquisto è nominale, quindi può essere effettuato solo per una singola persona. Il 18enne, quindi, potrà utilizzare quel credito solo ed esclusivamente per lui, non potendo “staccare” secondi o terzi biglietti per lo stesso evento.

Fonte: CAF ACLI

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Anche quest’anno lo “School bonus”, introdotto con la riforma renziana della “Buona Scuola”, premierà le donazioni effettuate dalle famiglie per il potenziamento del sistema scolastico. Lo School bonus è un credito fiscale concesso ai contribuenti che decidano di effettuare delle “erogazioni liberali in denaro destinate agli investimenti in favore di tutti gli istituti del sistema nazionale di istruzione, per la realizzazione di nuove strutture scolastiche, la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti e per il sostegno a interventi che migliorino l’occupabilità degli studenti”.
Il credito equivale, per le erogazioni effettuate nei periodi d’imposta 2016 e 2017 al 65% delle somme erogate, mentre si abbasserà al 50% per le erogazioni effettuate nel periodo d’imposta 2018. Quindi, per assicurarsi un risparmio fiscale maggiore, la donazione dovrà essere effettuata entro il 31-12-2017. Di norma il credito verrà ripartito in tre quote annuali di pari importo, mentre per i soggetti titolari di reddito d’impresa vi è anche l’opzione della compensazione tramite modello F24, che prevede, nella sezione “Erario” del modello F24, l’inserimento del codice tributo “6873”, come da Risoluzione AdE n. 115/2016.
Tale misura, però, non è cumulabile con altre agevolazioni previste per le medesime spese ed è previsto un tetto massimo di euro 100.000 di spese agevolabili per ciascun periodo d’imposta”. Relativamente però ai soggetti titolari di reddito di impresa, “il credito soggiace agli ordinari limiti di fruizione, pari a 250.000 euro, previsti dall’articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge Finanziaria 2008)”.

Ovviamente, vanno osservate determinate regole di versamento. Il credito, infatti, spetta “a condizione che le somme siano versate in un apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato, secondo modalità definite con decreto del Ministro dell’istruzione dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze”. Nel concreto è dunque possibile effettuare l’erogazione tramite bonifico bancario o postale intestato a “Tesoreria dello Stato-Roma succursale” (con codice iban IT40H0100003245348013362600). Nella causale devono essere poi riportati, nel seguente ordine:

  • il codice fiscale delle istituzioni scolastiche beneficiarie;
  • il codice della finalità alla quale è vincolata ciascuna erogazione (ovvero: C1 per la realizzazione di nuove strutture scolastiche; C2 per la manutenzione e il potenziamento di strutture scolastiche esistenti; e C3 per il sostegno a interventi che migliorino l’occupabilità degli studenti);
  • il codice fiscale delle persone fisiche o degli enti non commerciali o dei soggetti titolari di reddito d’impresa che effettuano la donazione. I versamenti debbono essere effettuati distintamente per ciascuna istituzione scolastica beneficiaria.

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Occhio a fabbricati, terreni e oneri detraibili perché sono queste le zone “a rischio” del 730 dove potrebbe annidarsi la maggior esigenza di correzione, secondo l’analisi svolta da CAF ACLI per Il Sole 24 Ore.
In base ai dati, i quadri sopraelencati sono quelli dove si è concentrata la maggior concentrazione di errore da parte dell’amministrazione finanziaria nel predisporre le precompilate 2017 sui redditi 2016.
Il quadro dei fabbricati è quello maggiormente bersagliato dalle inesattezze. “Le dichiarazioni in cui le informazioni precaricate sono state accettate senza variazioni sono passate dal 42,1% del 2016 al 45,2 per cento”, mentre “nel 2015, al debutto della nuova formula, la quota si era fermata al 38,7 per cento.
Nello specifico, “il grosso degli interventi ha riguardato la casella dei ‘Casi particolari Imu’, che va barrata – tra l’altro – nel caso degli immobili non locati soggetti a Irpef (ovvero le seconde/terze case sfitte che insistono nel territorio dello stesso Comune dove si trova l’abitazione principale, ndr) e per le abitazioni principali di lusso, censite in catasto come A/1 e A/8 e A/9”, per le quali è appunto dovuta l’Imu.
Di contro nel Quadro B vi è un’incidenza di errore pressoché nulla (meno dell’1%) sui canoni d’affitto e sui cosiddetti codici-utilizzo che indicano l’uso dell’immobile. Questo perché, ha spiegato il direttore di CAF ACLI Paolo Conti, “per i contratti registrati negli ultimi tre-quattro anni, i dati sulle locazioni inseriti in precompilata sono stati molto precisi” cosa che invece non può dirsi “per i vecchi contratti registrati in forma cartacea”. Idem per le compravendite: “Se l’acquisto è avvenuto nel 2016 i margini d’errore sono quasi nulli mentre può capitare che su una casa comprata 25 anni fa non risulti annotato in catasto il codice fiscale del proprietario”.
L’altra zona calda è il Quadro E – Oneri e spese, in particolare il rigo E1 delle spese mediche, quest’anno arricchito dall’inserimento dei farmaci, novità che ha comportato la gestione di oltre 700 milioni di dati. Il risultato, emerge dall’analisi di CAF ACLI, ha portato a un sostanziale raddoppio dei modelli nei quali non è stata introdotta nessuna modifica sull’E1, aumentati dal 6,8% dell’anno scorso al 15,6% del 2017. A questo però – tenendo in considerazione anche la “terza via” dei righi E1 compilati ex novo dal contribuente – si aggiunge anche l’altra faccia della medaglia, ovvero una percentuale di righi E1 modificati cresciuta, tra il 2016 e il 2017, dal 54,8 al 60,8%.
Continuano infine a dare molte meno preoccupazioni rispetto al resto sia il quadro dei redditi da lavoro dipendente sia quello degli altri redditi (autonomo, occasionale, ecc). Per quanto riguarda infatti i redditi comunicati dai datori di lavoro ed enti pensionistici, la percentuale di modifiche è andata a dimezzarsi nell’arco dell’ultimo biennio (dal 20,9 al 10,9%). Idem per gli altri redditi, le cui correzioni sono scese di 21 punti rispetto al 2015. In conclusione, commenta Paolo Conti, si nota come “la capacità del Fisco di lavorare sul flusso dei big data in arrivo dai soggetti privati, come i datori di lavoro, le banche e le assicurazioni, sia molto cresciuta. A fronte di questo la nostra impressione è che per ora sia più difficile far dialogare tra loro le banche dati pubbliche”.

Fonte: CAF ACLI

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affitto-locatore-soldiAnche a studenti iscritti a un corso di laurea presso un’università situata fuori dal territorio nazionale, purché sia ubicata in uno degli stati membri dell’Unione europea, spetta la detrazione Irpef del 19%, relativa ai canoni di locazione sostenuti dagli studenti universitari fuori sede. Tale detrazione è subordinata alla sola stipula (o al rinnovo) di contratti di locazione e di ospitalità ovvero di atti di assegnazione in godimento senza altra indicazione. È tuttavia necessario che l’istituto ove lo studente è iscritto possa rientri tra quelli previsti dalla norma, ovvero tra gli “enti per il diritto allo studio, università, collegi universitari legalmente riconosciuti, enti senza fine di lucro e cooperative”. Ai fini della detrazione, pertanto, sarà necessario che l’istituto ospitante rilasci un’attestazione dalla quale risulti che l’ente ha le caratteristiche richieste dalla norma agevolativa (circolare n. 7/E del 4 aprile 2017, pagina 108).

FONTE: Caf Acli