martedì 24 ottobre 2017
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La dichiarazione dei redditi riportante i dati del sostituto d’imposta è da considerarsi validamente presentata anche se, di seguito alla presentazione del modello, il rapporto di lavoro sia cessato a causa del licenziamento o delle dimissioni del dichiarante. Molto spesso i contribuenti, dopo aver chiuso il rapporto di lavoro con una certa azienda, chiedono informazioni sul da farsi in caso di conguagli a credito o a debito risultanti dal 730 già presentato, sul quale, però, erano stati indicati i riferimenti del vecchio sostituto. Il caso classico è quello del dipendente che, successivamente all’inoltro della dichiarazione, si trovi a cambiare lavoro. Ipotizzando allora che dalla dichiarazione 730 risultasse un esito a debito, si porrà il problema di come pagare il debito residuo, non più trattenibile in busta paga dal vecchio datore di lavoro.
Il 730, di norma, permette di imboccare la corsia preferenziale del versamento o del rimborso direttamente in busta paga, senza che il contribuente faccia nulla, se non attendere il mese di luglio (agosto per i pensionati) nel quale il datore di lavoro gli tratterrà/rimborserà il debito/credito sullo stipendio; ma se la busta paga non c’è più, il problema allora si pone.
Vediamo dunque cosa succede nei due casi di debito o credito, qualora il dichiarante, al momento del conguaglio, non sia più provvisto del sostituto indicato in precedenza.
A rispondere è stata nel 2013 la Circolare 14/E dell’Agenzia delle Entrate secondo la quale “in caso di conguaglio a credito, il sostituto d’imposta è tenuto ad operare i rimborsi spettanti ai dipendenti cessati (…) o privi di retribuzione, mediante una corrispondente riduzione delle ritenute relative ai compensi corrisposti agli altri dipendenti con le modalità e nei tempi ordinariamente previsti”. Se dunque, in un momento successivo alla consegna del 730, il contribuente cessa il proprio rapporto di lavoro, per un licenziamento o per dimissioni, a prescindere da quale sia la sua condizione nell’ immediato (potrebbe essere infatti essere occupato in una nuova azienda o rimanere disoccupato), è comunque alla vecchia azienda, cioè all’ ex sostituto d’imposta, che spetterà l’onere dei rimborsi fiscali, e tali rimborsi avverranno con la conseguente riduzione delle ritenute sui compensi degli altri dipendenti. Qualora però il conguaglio a credito non dovesse essere effettuato, il contribuente, seppur con tempi più rallentati, avrebbe comunque la possibilità di recuperare quel credito presentando la dichiarazione dei redditi l’anno successivo.
Viceversa in caso di debito, il sostituto d’imposta, non avendo la possibilità materiale di effettuare il conguaglio (non c’è infatti la busta paga da cui trattenere l’importo), “comunica tempestivamente agli interessati gli importi risultanti dalla dichiarazione, che gli stessi devono versare direttamente (tramite F24, ndr). In alternativa, i contribuenti che si trovano nella posizione di momentanea assenza di retribuzione possono scegliere di richiedere la trattenuta della somma a debito, con l’applicazione dell’interesse dello 0,40 per cento mensile, se il sostituto deve loro erogare emolumenti entro l’anno d’imposta”.

Fonte: CAF ACLI

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Il familiare convivente che paga la ristrutturazione eseguita su un immobile di proprietà di un congiunto può sì applicare la detrazione del 50% (valida salvo proroghe per le spese sostenute sino al 31-12-2017), a condizione però che l’immobile sia l’abitazione ove il familiare convive con il congiunto o comunque un altro immobile a disposizione, cioè vuoto. Oltretutto, per far sì che la detrazione resti valida nell’arco di tutto il decennio successivo, attraverso il consueto piano rateale di dieci quote di pari importo, non è necessario che la situazione di convivenza permanga nei 10 anni, ma che sia riscontrabile relativamente al solo periodo dei lavori fino al pagamento degli stessi.
La risposta che l’Agenzia delle Entrate ha fornito tempo fa su un interpello presentato in materia, potrebbe lasciar intendere un’interpretazione più restrittiva che inclusiva. Com’è noto, fra i beneficiari delle detrazioni al 50-65% sui lavori edili o finalizzati al risparmio energetico, rientrano anche i cosiddetti “familiari conviventi”, cioè coloro che convivono col possessore/detentore dell’immobile, e che, se sostengono le spese d’intervento, possono “subentrare” nel diritto di godimento del beneficio stesso. La regola dei familiari conviventi (intesi come il coniuge e i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado) suscita spesso delle incomprensioni. Vi è ad esempio la percezione comune che la parola “convivente” limiti l’applicazione del beneficio alle sole spese relative all’immobile dove in effetti la convivenza sussiste in senso fisico. In realtà non è così, ed è appunto su quest’aspetto che l’impostazione del bonus è più permissiva di quanto sembri.
I requisiti documentali affinché il familiare convivente applichi la detrazione sono esattamente gli stessi che verrebbero esaminati se fosse il possessore o detentore a richiederla, e cioè le fatture intestate della ditta e i bonifici di versamento correttamente compilati. Qualora poi fossero stati richiesti dei permessi speciali in Comune e tali permessi fossero intestati al possessore/detentore, ciò non ostacolerebbe la successiva applicazione del beneficio a favore del familiare convivente. Ad ogni modo dovrebbe comunque risultare la convivenza col possessore tramite il certificato di residenza.
Detto ciò, la ragione per cui l’impostazione di fondo del beneficio può dirsi permissiva, sta nel fatto che, come riporta la Risoluzione n. 184/E del 12 giugno 2002, “non è necessario che l’abitazione nella quale convivono familiare ed intestatario dell’immobile costituisca per entrambi l’abitazione principale, mentre è necessario che i lavori stessi siano effettuati su una delle abitazioni nelle quali si esplica il rapporto di convivenza”. La chiave è proprio questa. Le parole su cui bisogna concentrarsi, sono quelle che indicano la necessità che i lavori “siano effettuati su una delle abitazioni nelle quali si esplica il rapporto di convivenza”.
Questo significa appunto che l’immobile oggetto degli interventi non dev’essere necessariamente l’abitazione ove di fatto convivono il possessore e il familiare beneficiario del bonus, ma qualunque altro immobile ove la convivenza potrebbe idealmente sussistere. Volendo fare un esempio banale: se fosse il marito ad accollarsi le spese per la ristrutturazione della casa al mare posseduta al 100% dalla moglie, la detrazione gli sarebbe comunque riconosciuta, essendo appunto la casa al mare un immobile dove il rapporto di convivenza potrebbe eventualmente esplicarsi, a prescindere dal fatto che venga utilizzata soltanto per pochi mesi all’anno (e comunque la sostanza non cambierebbe anche se la casa non fosse mai utilizzata).
Dov’è, invece, che l’impostazione delle Entrate diventa restrittiva? Ripartiamo da un altro esempio: ipotizziamo una situazione quasi analoga alla precedente, cioè il marito che paga la ristrutturazione eseguita su un immobile posseduto dalla moglie, dove però abita il suocero, padre della moglie. In tal caso la detrazione non potrà essergli accordata dal momento che “l’immobile oggetto dei lavori è abitato da un familiare diverso da quello con cui sussiste il rapporto di convivenza”. In pratica, il fatto che a occupare l’immobile sia un terzo familiare, cioè un soggetto diverso dal possessore e dal suo convivente, fa da impedimento al normale applicarsi della detrazione. L’impostazione restrittiva si evince dunque dal presupposto secondo cui l’utilizzo da parte di terzi dell’immobile ristrutturato renda impossibile la convivenza – nello stesso immobile – tra il familiare e il possessore.

Fonte: CAF ACLI

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Il modello RLI si rifà il look. È possibile infatti, a partire dallo scorso 19 settembre, utilizzare (obbligatoriamente) il nuovo modello, approvato e pubblicato con le relative istruzione con Provvedimento del 15 giugno 2017 n. 112605, per la richiesta di registrazione dei contratti di locazione e affitto di immobili e adempimenti successivi. Il vecchio modello è stato dunque utilizzabile fino al 18 settembre 2017. Tra l’altro il 5 ottobre l’Agenzia delle Entrate ha aggiornato i software di compilazione e controllo, aumentando i dati richiesti ai contribuenti.
In buona sostanza col modello RLI, oltre che richiedere la registrazione dei contratti di locazione di beni immobili ed eventuali proroghe, cessioni, subentro e risoluzioni (con il calcolo delle relative imposte e di eventuali interessi e sanzioni), nonché l’esercizio dell’opzione/revoca della cedolare secca, è possibile.

  • Comunicare i dei dati catastali;
  • Registrare i contratti di affitto dei terreni e degli annessi “titoli PAC”;
  • Denunciare i contratti di locazione non registrati e i contratti di locazione con canone superiore a quello registrato o i comodati fittizi;
  • registrare i contratti di locazione con previsione di canoni differenti per le diverse annualità;
  • registrare i contratti di locazione a tempo indeterminato;
  • effettuare il ravvedimento operoso;
  • gestire la comunicazione della risoluzione o della proroga tardiva in caso di cedolare secca;
  • registrare i contratti di locazione di pertinenze concesse con atto separato rispetto all’immobile principale.

Il modello, oltre che dal frontespizio contenente l’informativa sul trattamento dei dati personali, è composto da:

  • quadro A, “Dati generali”, nel quale sono contenuti i dati utili alla registrazione del contratto (quali la tipologia del contratto, la data di stipula e la durata della locazione), la sezione dedicata agli adempimenti successivi (tra i quali proroga, cessione, subentro e risoluzione), i dati del richiedente la registrazione e la sezione riservata alla presentazione in via telematica;
  • quadro B: “Soggetti”, in cui sono indicati i dati dei locatori e dei conduttori;
  • quadro C: “Dati degli immobili”, riguardante i dati degli immobili principali e delle relative pertinenze;
  • quadro D: “Locazione ad uso abitativo e opzione/revoca cedolare secca”, contenente le informazioni relative al regime della cedolare secca;
  • quadro E: “Locazione con canoni differenti per una o più annualità”, in cui possono essere indicati i diversi canoni di locazione pattuiti nel contratto per le successive annualità.

In caso di richiesta di registrazione, il modello può essere presentato in via telematica in forma semplificata senza l’allegazione della copia del testo contrattuale in presenza delle seguenti caratteristiche:

  • un numero di locatori e di conduttori, rispettivamente, non superiore a tre;
  • una sola unità abitativa ed un numero di pertinenze non superiore a tre;
  • tutti gli immobili devono essere censiti con attribuzione di rendita;
  • il contratto contiene esclusivamente la disciplina del rapporto di locazione e, pertanto, non comprende ulteriori pattuizioni;
  • il contratto è stipulato tra persone fisiche che non agiscono nell’esercizio di un’impresa, arte o professione.

Fonte: CAF ACLI

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Anche per coloro che hanno compiuto la maggiore età nel 2017, è stato attivato il bonus da 500 euro che il Governo Renzi ha confezionato (senza nessuna soglia di accesso Isee) per i ragazzi che tagliano il traguardo dei 18 anni. Si tratta di 500 euro di credito elettronico da spendere entro il 31 dicembre 2018 fra cinema, teatri, libri, mostre, musei, eventi, siti archeologici, concerti dal vivo, spettacoli di danza e quant’altro. Un modo, quindi, per far “assaporare” ai giovani il sapore della “cultura”.
Per poter usufruire dei 500 euro, serve prima registrarsi a SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale con cui i cittadini e le imprese possono accedere a tutti i servizi online delle pubbliche amministrazioni.
La registrazione permetterà dunque ai ragazzi di visualizzare l’offerta culturale messa a loro disposizione, scegliendo di volta in volta gli eventi ai quali partecipare. Quest’anno l’offerta si è arricchita con la possibilità di acquistare anche musica registrata o di iscriversi a corsi di musica/teatro/lingua, tutte cose non ammesse nel 2016. La possibilità di registrarsi è già attiva dallo scorso 19 settembre tramite uno dei provider abilitati, ma in ogni caso chi non lo avesse ancora fatto avrà tempo in abbondanza fino al 31 giugno 2018.
Dopo la registrazione, basterà entrare nel sito dedicato www.18app.it e inserire i dati personali con cui ci si è registrati: nella sua pagina riservata il 18enne troverà pronti i suoi 500 euro e le diverse opzioni per spenderli. Bisogna tener presente, però che ogni acquisto è nominale, quindi può essere effettuato solo per una singola persona. Il 18enne, quindi, potrà utilizzare quel credito solo ed esclusivamente per lui, non potendo “staccare” secondi o terzi biglietti per lo stesso evento.

Fonte: CAF ACLI

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Anche quest’anno lo “School bonus”, introdotto con la riforma renziana della “Buona Scuola”, premierà le donazioni effettuate dalle famiglie per il potenziamento del sistema scolastico. Lo School bonus è un credito fiscale concesso ai contribuenti che decidano di effettuare delle “erogazioni liberali in denaro destinate agli investimenti in favore di tutti gli istituti del sistema nazionale di istruzione, per la realizzazione di nuove strutture scolastiche, la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti e per il sostegno a interventi che migliorino l’occupabilità degli studenti”.
Il credito equivale, per le erogazioni effettuate nei periodi d’imposta 2016 e 2017 al 65% delle somme erogate, mentre si abbasserà al 50% per le erogazioni effettuate nel periodo d’imposta 2018. Quindi, per assicurarsi un risparmio fiscale maggiore, la donazione dovrà essere effettuata entro il 31-12-2017. Di norma il credito verrà ripartito in tre quote annuali di pari importo, mentre per i soggetti titolari di reddito d’impresa vi è anche l’opzione della compensazione tramite modello F24, che prevede, nella sezione “Erario” del modello F24, l’inserimento del codice tributo “6873”, come da Risoluzione AdE n. 115/2016.
Tale misura, però, non è cumulabile con altre agevolazioni previste per le medesime spese ed è previsto un tetto massimo di euro 100.000 di spese agevolabili per ciascun periodo d’imposta”. Relativamente però ai soggetti titolari di reddito di impresa, “il credito soggiace agli ordinari limiti di fruizione, pari a 250.000 euro, previsti dall’articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge Finanziaria 2008)”.

Ovviamente, vanno osservate determinate regole di versamento. Il credito, infatti, spetta “a condizione che le somme siano versate in un apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato, secondo modalità definite con decreto del Ministro dell’istruzione dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze”. Nel concreto è dunque possibile effettuare l’erogazione tramite bonifico bancario o postale intestato a “Tesoreria dello Stato-Roma succursale” (con codice iban IT40H0100003245348013362600). Nella causale devono essere poi riportati, nel seguente ordine:

  • il codice fiscale delle istituzioni scolastiche beneficiarie;
  • il codice della finalità alla quale è vincolata ciascuna erogazione (ovvero: C1 per la realizzazione di nuove strutture scolastiche; C2 per la manutenzione e il potenziamento di strutture scolastiche esistenti; e C3 per il sostegno a interventi che migliorino l’occupabilità degli studenti);
  • il codice fiscale delle persone fisiche o degli enti non commerciali o dei soggetti titolari di reddito d’impresa che effettuano la donazione. I versamenti debbono essere effettuati distintamente per ciascuna istituzione scolastica beneficiaria.

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Occhio a fabbricati, terreni e oneri detraibili perché sono queste le zone “a rischio” del 730 dove potrebbe annidarsi la maggior esigenza di correzione, secondo l’analisi svolta da CAF ACLI per Il Sole 24 Ore.
In base ai dati, i quadri sopraelencati sono quelli dove si è concentrata la maggior concentrazione di errore da parte dell’amministrazione finanziaria nel predisporre le precompilate 2017 sui redditi 2016.
Il quadro dei fabbricati è quello maggiormente bersagliato dalle inesattezze. “Le dichiarazioni in cui le informazioni precaricate sono state accettate senza variazioni sono passate dal 42,1% del 2016 al 45,2 per cento”, mentre “nel 2015, al debutto della nuova formula, la quota si era fermata al 38,7 per cento.
Nello specifico, “il grosso degli interventi ha riguardato la casella dei ‘Casi particolari Imu’, che va barrata – tra l’altro – nel caso degli immobili non locati soggetti a Irpef (ovvero le seconde/terze case sfitte che insistono nel territorio dello stesso Comune dove si trova l’abitazione principale, ndr) e per le abitazioni principali di lusso, censite in catasto come A/1 e A/8 e A/9”, per le quali è appunto dovuta l’Imu.
Di contro nel Quadro B vi è un’incidenza di errore pressoché nulla (meno dell’1%) sui canoni d’affitto e sui cosiddetti codici-utilizzo che indicano l’uso dell’immobile. Questo perché, ha spiegato il direttore di CAF ACLI Paolo Conti, “per i contratti registrati negli ultimi tre-quattro anni, i dati sulle locazioni inseriti in precompilata sono stati molto precisi” cosa che invece non può dirsi “per i vecchi contratti registrati in forma cartacea”. Idem per le compravendite: “Se l’acquisto è avvenuto nel 2016 i margini d’errore sono quasi nulli mentre può capitare che su una casa comprata 25 anni fa non risulti annotato in catasto il codice fiscale del proprietario”.
L’altra zona calda è il Quadro E – Oneri e spese, in particolare il rigo E1 delle spese mediche, quest’anno arricchito dall’inserimento dei farmaci, novità che ha comportato la gestione di oltre 700 milioni di dati. Il risultato, emerge dall’analisi di CAF ACLI, ha portato a un sostanziale raddoppio dei modelli nei quali non è stata introdotta nessuna modifica sull’E1, aumentati dal 6,8% dell’anno scorso al 15,6% del 2017. A questo però – tenendo in considerazione anche la “terza via” dei righi E1 compilati ex novo dal contribuente – si aggiunge anche l’altra faccia della medaglia, ovvero una percentuale di righi E1 modificati cresciuta, tra il 2016 e il 2017, dal 54,8 al 60,8%.
Continuano infine a dare molte meno preoccupazioni rispetto al resto sia il quadro dei redditi da lavoro dipendente sia quello degli altri redditi (autonomo, occasionale, ecc). Per quanto riguarda infatti i redditi comunicati dai datori di lavoro ed enti pensionistici, la percentuale di modifiche è andata a dimezzarsi nell’arco dell’ultimo biennio (dal 20,9 al 10,9%). Idem per gli altri redditi, le cui correzioni sono scese di 21 punti rispetto al 2015. In conclusione, commenta Paolo Conti, si nota come “la capacità del Fisco di lavorare sul flusso dei big data in arrivo dai soggetti privati, come i datori di lavoro, le banche e le assicurazioni, sia molto cresciuta. A fronte di questo la nostra impressione è che per ora sia più difficile far dialogare tra loro le banche dati pubbliche”.

Fonte: CAF ACLI

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affitto-locatore-soldiAnche a studenti iscritti a un corso di laurea presso un’università situata fuori dal territorio nazionale, purché sia ubicata in uno degli stati membri dell’Unione europea, spetta la detrazione Irpef del 19%, relativa ai canoni di locazione sostenuti dagli studenti universitari fuori sede. Tale detrazione è subordinata alla sola stipula (o al rinnovo) di contratti di locazione e di ospitalità ovvero di atti di assegnazione in godimento senza altra indicazione. È tuttavia necessario che l’istituto ove lo studente è iscritto possa rientri tra quelli previsti dalla norma, ovvero tra gli “enti per il diritto allo studio, università, collegi universitari legalmente riconosciuti, enti senza fine di lucro e cooperative”. Ai fini della detrazione, pertanto, sarà necessario che l’istituto ospitante rilasci un’attestazione dalla quale risulti che l’ente ha le caratteristiche richieste dalla norma agevolativa (circolare n. 7/E del 4 aprile 2017, pagina 108).

FONTE: Caf Acli

 

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modello-730Dal 18 aprile si alza il sipario sulla dichiarazione precompilata 2017 (Modello 730 e Modello Redditi, ex Unico), destinata a lavoratori dipendenti e pensionati. Per l’esattezza rientrano fra i destinatari anche i lavoratori dipendenti e pensionati che abbiano svolto, eventualmente, attività di lavoro autonomo occasionale o abituale. Non ne sono invece destinatari i soli lavoratori autonomi titolari di partita Iva, i contribuenti che nel corso del 2016 non abbiano esercitato un’attività da lavoro dipendente/assimilato, le colf e le badanti (queste ultime, però, potranno comunque presentare il 730 senza sostituto, recuperando, ove possibile, il bonus Renzi da 80 euro).

Rispetto allo scorso anno, oltre ai redditi dei terreni e dei fabbricati, ai redditi da lavoro dipendente e pensione, agli interessi su mutui e ai contributi previdenziali-assistenziali, troveremo ampliato il ventaglio delle spese mediche già precompilate, vista l’inclusione dei farmaci da banco, delle spese per gli psicologi, delle spese ottiche (occhiali, lenti a contatto ecc.) e delle spese veterinarie. Inoltre, fra le altre somme che nel 2017 fanno il loro ingresso nella dichiarazione precompilata, vi sono quelle comunicate all’amministrazione finanziaria dagli amministratori di condominio relativamente agli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni degli edifici.
Al tempo stesso, però, resta da evidenziare l’assenza di tutta un’altra serie di informazioni come le spese di affitto sostenute dagli inquilini o dagli studenti fuori sede, le spese per le attività sportive dei ragazzi e quelle per gli asili nido. Mancherà infine tutto il comparto delle erogazioni liberali a Onlus, associazioni benefiche, scuole, enti culturali, eccetera. In sostanza, a livello di informazioni disponibili sul modello precompilato, non vi sono differenze tra Redditi e 730. Il Reddito precompilato contiene infatti gli stessi dati già inclusi nel 730 e per di più non contiene i redditi esteri, d’impresa e da lavoro autonomo non occasionale, che quindi andranno per forza integrati. Resta inteso che l’esonero dai controlli formali relativi agli oneri detraibili o deducibili coinvolgerà soltanto i contribuenti che accetteranno, senza modifiche, il modello precompilato, ma non varrà per i contribuenti del Redditi (ex Unico) il cui termine di invio all’Agenzia delle Entrate resta fissato al 30 settembre.
Una delle domande più frequenti riguarda il come “impossessarsi” dei modelli. Va chiarito subito che né il 730 né il Redditi precompilato vengono spediti a casa e tanto meno per posta elettronica. L’Agenzia delle Entrate carica online il modello precompilato in un’area riservata del proprio sito, per accedere alla quale il contribuente dovrà fare richiesta di un codice PIN. Dopodiché, una volta ricevuto il PIN, potrà consultare la dichiarazione ed eventualmente integrarla in via autonoma, restando pienamente responsabile di quanto dichiarato. Come informa Il Sole 24 Ore, “le credenziali possono essere richieste sul sito www.agenziaentrate.gov.it, presso gli uffici territoriali delle Entrate o mediante l’App dell’Agenzia. Inoltre, anche quest’anno, per agevolare i cittadini che già dispongono del PIN dispositivo dell’Inps è previsto un accesso attraverso il sito dell’Istituto. Si tratta di Spid, il nuovo Sistema pubblico di identità digitale, che permette ai cittadini di accedere con credenziali uniche a tutti i servizi online delle pubbliche amministrazioni e delle imprese aderenti. L’Agenzia delle Entrate è infatti tra le prime amministrazioni che hanno scelto di aderire”.
Altrimenti, senza dover aspettare di ottenere il PIN, ci sarà sempre la possibilità di rivolgersi a un CAF o a un intermediario abilitato che potrà scaricare la dichiarazione per conto del contribuente e assisterlo nella procedura di verifica e invio.
Nel momento in cui il contribuente interpella l’intermediario fiscale, l’intermediario stesso prenderà in esame tutta la documentazione, dopodiché apporrà il suo visto di conformità, sciogliendo così il cittadino da qualunque responsabilità. Ovviamente l’unica cosa di cui il CAF/intermediario non può rispondere è l’eventuale comportamento doloso del contribuente.