martedì 23 gennaio 2018
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PATRONATO

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L’assegno sociale è una prestazione assistenziale legata a condizioni economiche disagiate e al compimento di un’età minima e la L. 335/1995 che lo ha istituito indicava come requisito anagrafico minimo, il compimento del 65° anno di etàquesto fino a tutto il 2012.

Il decreto Salvaitalia ha previsto per il 2018 l’aggancio dei requisiti anagrafici per le prestazioni pensionistiche ed assistenziali all’incremento dell’aspettativa di vita e l’aumento di 1 anno del requisito per l’assegno sociale. Quest’anno dunque potranno avere liquidato l’assegno sociale solo coloro i quali possono far valere almeno 66 anni e 7 mesi.

Così sono cambiati negli anni i requisiti per accedere alla prestazione:

  • Dal 01/01/1996 al 31/12/2012 65 anni
  • Dal 01/01/2013 al 31/12/2015 è salito a 65 anni e 3 mesi (3 mesi per l’incremento dell’aspettativa di vita)
  • Dal 01/01/2016 al 31/12/2017 è salito a 65 anni e 7 mesi (altri 4 mesi di incremento per l’aspettativa di vita)
  • Dal 01/01/2018 al 31/12/2018 è salito a 66 anni e 7 mesi (aumento di 1 anno stabilito nel decreto Salvaitalia)
  • Dal 01/01/2019 al 31/12/2020 salirà a 67 anni di età (altri 5 mesi di incremento per l’aspettativa di vita)

Nel corso del 2018 potranno essere liquidati assegni sociali solo a coloro i quali avevano già il requisito anagrafico ma non potevano far valere gli altri requisiti: limiti di reddito, residenza decennale storica, ecc.

FONTE: PATRONATO ACLI

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Aggiornati gli importi delle retribuzioni minime 2018 di colf e badanti. Nel 2017 la rivalutazione delle retribuzioni minime era stata pari allo 0,1 %, per il 2018 è pari allo 0,8%: circa 5 euro mensili.

I nuovi minimali si applicano a partire dal 1° gennaio, quindi i nuovi valori minimali devono essere applicati anche per il calcolo della retribuzione delle scorse settimane di lavoro.

Attendiamo, ora, che l’INPS comunichi l’ammontare dei contributi previdenziali da versare per questa categoria di lavoratori a copertura delle assicurazioni IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti), disoccupazione, maternità, assegno al nucleo e infortuni/malattia professionale.

Di seguito la tabella dei minimi retributivi 2018. Le variazioni come indicato sono minime: comportano aumenti annui che possono andare dai 50 ai 100 euro.

FONTE: Patronato ACLI

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Martedì 31 gennaio è l’ultimo giorno utile per versare la quota di 12,91 euro del premio assicurativo INAIL che garantisce la tutela nel caso di infortuni domestici che causano gravi danni permanenti. Si ha diritto al risarcimento solo se l’invalidità permanente subita è pari o superiore al 27%.

La polizza è obbligatoria per tutte le persone che:

a) hanno un’età compresa tra i 18 e i 65 anni compiuti

b) svolgono il lavoro per la cura dei componenti della famiglia e della casa senza alcun vincolo contrattuale ed in modo abituale ed esclusivo.

L’obbligatorietà della polizza non riguarda tutte le donne che lavorano e che si occupano anche della casa e della cura della loro famiglia, ma tutti coloro i quali si occupano solo della casa e della cura della famiglia senza percepire compenso alcuno.

Sono obbligati ad iscriversi:

  • gli studenti anche se studiano e dimorano in una località diversa dalla città di residenza se si occupano dell’ambiente in cui abitano
  • tutti coloro che, avendo già compiuto i 18 anni, lavorano esclusivamente in casa per la cura dei componenti della famiglia (ad esempio ragazzi e ragazze in attesa di prima occupazione)
  • i titolari di pensione che non hanno superato i 65 anni
  • i lavoratori in mobilità
  • i cittadini stranieri che soggiornano regolarmente in Italia e non hanno altra occupazione
  • i lavoratori in cassa integrazione guadagni
  • i soggetti che svolgono un’attività lavorativa che non copre l’intero anno (lavoratori stagionali, lavoratori temporanei, lavoratori a tempo determinato).

Nell’ambito di uno stesso nucleo familiare possono essere assicurate più persone (ad esempio: madre e figlia).

Chi si trova in condizione economiche di disagio è esonerato dal pagamento del premio ed il costo dell’assicurazione è a carico dello Stato.

È esonerato dal pagamento del premio assicurativo contro gli infortuni in ambito domestico chi ha:

  1. un reddito personale complessivo lordo fino a € 4.648,11 annui
  2. fa parte di un nucleo familiare il cui reddito complessivo lordo non supera € 9.296,22 annui.

Non sono, invece, tenuti al pagamento del premio assicurativo:

  • i minorenni e gli over 65
  • i lavoratori socialmente utile (Lsu)
  • i titolari di una borsa lavoro
  • chi è iscritto a un corso di formazione e/o a un tirocinio
  • chi lavora part time
  • i religiosi 

Il premio assicurativo non è frazionabile e la quota va versata per intero entro il 31 gennaio.

L’iscrizione avviene mediante la compilazione del bollettino di pagamento del premio stesso.

Chi è tenuto ad iscriversi ma ha anche diritto al pagamento del premio a carico dello Stato deve inviare all’INAIL un’autocertificazione.

Presso gli uffici del Patronato Acli è possibile avere maggiori informazioni.

FONTE: PATRONATO ACLI

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In linea generale nel 2018 non aumenteranno i requisiti per andare in pensione. Il prossimo adeguamento alla variazione dell’aspettativa di vita scatterà nel 2019. Dall’anno prossimo, infatti, serviranno 5 mesi in più di età o di contributi (per la pensione anticipata, anche quella dei lavoratori precoci).

Facciamo insieme il punto per uno sguardo di insieme in particolare su pensione di vecchiaia e anticipata, con una particolare attenzione per la categoria dei “precoci” per i quali c’è un fondo stanziato e una scadenza precisa per la domanda.

Pensione anticipata

La pensione anticipata è legata al raggiungimento di una anzianità contributiva e le regole per la pensione anticipata per il prossimo anno corrispondono a quelle previste per il 2017: i requisiti rimangono gli stessi. C’è la novità dei lavoratori precoci che sono quei lavoratori che all’età di 19 anni già avevano maturato almeno 12 mesi di contributi e si trovano in determinate condizioni.

La pensione anticipata dunque nel 2018 si può ottenere se si possono far valere:

  • DONNE: 41 anni e 10 mesi di contributi (2176 settimane)
  • UOMINI: 42 anni e 10 mesi di contributi (2228 settimane)
  • PRECOCI (sia uomini che donne) in particolari condizioni: 41 anni di contributi (2132 settimane)

La pensione anticipata precoci è riconosciuta nei limiti dei Fondi annualmente stanziati e gli interessati debbono inoltrare domanda di certificazione dei requisiti per l’accesso al beneficio entro il 1 marzo 2018.

Pensione di vecchiaia

La pensione di vecchiaia è, invece, legata al raggiungimento dell’età pensionabile e sarà di 66 anni e 7 mesi uguale sia per gli uomini che per le donne e uguale per i lavoratori dipendenti, per quelli pubblici ed anche per i lavoratori autonomi.

I requisiti 2018 per avere liquidata la pensione di vecchiaia sono:pensione di vecchiaia in presenza di contribuzione precedente al 1 gennaio 1996 (anche un solo contributo):

  • 66 anni e 7 mesi di età
  • Almeno 20 anni di contribuzione
  • pensione di vecchiaia in presenza di contribuzione solo successiva al 31 dicembre 1995 e per chi matura i requisiti nella Gestione Separata:
  • 66 anni e 7 mesi di età
  • almeno 20 anni di contribuzione
  • importo pensione non inferiore ad 1,5 volte l’assegno sociale (€ 679,50 mensili)
  • pensione di vecchiaia anticipata:
  • 63 anni e 7 mesi di età
  • almeno 20 anni di contribuzione
  • importo di pensione non inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale (1.268,40 mensili)
  • pensione di vecchiaia contributiva:
  • 70 anni e 7 mesi di età
  • almeno 5 anni di contribuzione

Quelle che abbiamo descritto sono solo le principali possibilità di pensionamento del 2018. Ne esistono certamente altre: le prestazioni pensionistiche sono molte. Ci sono ad esempio le pensioni di vecchiaia e anticipate in regime di cumulo, le pensione di vecchiaia e di anzianità in totalizzazione, le pensioni di vecchiaia supplementare, le pensioni in salvaguardia, le pensioni dei lavoratori addetti a mansioni usuranti. Esistono l’istituto dell’APe sociale e quello dell’APe volontario che sono stati introdotti per la prima volta nel 2017 e ci sono le prestazioni pensionistiche legate alla tutela dell’invalidità.

Per individuare le possibilità di pensionamento utile o il trattamento previdenziale più favorevole in ogni singolo caso è opportuno studiare attentamente la posizione contributiva insieme ad un esperto operatore di patronato che saprà consigliare la migliore soluzione e offrire una consulenza personalizzata. I nostri uffici sono a tua disposizione per un appuntamento o per una visita.

FONTE: PATRONATO ACLI 

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La legge di Bilancio 2018 ha stabilito che da quest’anno i trattamenti pensionistici saranno effettuati il primo giorno bancabile di ciascun mese, o il giorno successivo se si tratta di giornata festiva o non bancabile, con un unico mandato di pagamento, fatta eccezione per il mese di gennaio nel quale l’erogazione sarà ancora eseguita il secondo giorno bancabile. 

Il calendario dei pagamenti per il 2018 sarà quindi il seguente:

Mese Poste Italiane Istituti di Credito
Gennaio Mercoledì 3 Mercoledì 3
Febbraio Giovedì 1 Giovedì 1
Marzo Giovedì 1 Giovedì 1
Aprile Martedì 3 Martedì 3
Maggio Mercoledì 2 Mercoledì 2
Giugno Venerdì 1 Venerdì 1
Luglio Lunedì 2 Lunedì 2
Agosto Mercoledì 1 Mercoledì 1
Settembre Sabato 1 Lunedì 3
Ottobre Lunedì 1 Lunedì 1
Novembre Venerdì 2 Venerdì 2
Dicembre Sabato 1 Lunedì 3

 

Le date indicate si applicano:

  • per i pagamenti mensili ai beneficiari di tutte le prestazioni (pensioni, assegni di invalidità, rendite, indennità di accompagnamento);
  • per le prime liquidazioni delle prestazioni di accompagnamento all’esodo (isopensioni)
  • per le prime liquidazioni delle pensioni in totalizzazione con Enti e Casse diversi da INPS.
  • per tutti i pagamenti in favore di terzi di quote di pensione.

FONTE: PATRONATO ACLI

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Dopo due anni di rivalutazione pari a zero, nel 2018 le pensioni tornano ad aumentare.

Non si tratta purtroppo di un grosso aumento, tutt’altro.

L’ISTAT nelle scorse settimane ha comunicato che l’inflazione nei primi 9 mesi del 2017 è aumentata del 1,2%, questo vuole dire che questa dovrebbe essere la misura della rivalutazione 2018.

Il decreto interministeriale, di prossima pubblicazione, fisserà l’esatta percentuale da applicare in via provvisoria per il 2018 e comunicherà la percentuale definitiva del 2017.

La perequazione automatica delle pensioni si applicherà a fasce, vale a dire la percentuale della rivalutazione cambia al variare dell’importo della pensione. Dal 2019 si tornerà alla rivalutazione a scaglioni: applicazione di una percentuale diversa per ciascun scaglione.

Rivalutazioni 2018 – se confermata la rivalutazione sarà del 1,2%

Importo pensione (lorda) Misura rivalutazione % applicata alla pensione
Fino a 3 volte il trattamento minimo 100% 1,2%
Compreso tra 3 e 4 volte
il trattamento minimo
95% 1,14%
Compreso tra 4 e 5 volte
il trattamento minimo
75% 0,9%
Compreso tra 5 e 6 volte
il trattamento minimo
50% 0,6%
Oltre 6 volte il trattamento minimo 45% 0,54%

 

La pensione al trattamento minimo potrebbe avere un aumento di 6 euro mensili, passando dagli attuali 501,89 euro a 507,92 euro al mese, mentre l’assegno sociale passerebbe da 448,07 euro a 453,45 euro al mese.

FONTE: PATRONATO ACLI

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Con la pensione ai superstiti il legislatore ha voluto tutelare il nucleo familiare che si trovi in una situazione di disagio economico per la morte del congiunto lavoratore o pensionato.
La legge individua puntualmente i soggetti beneficiari della pensione riconoscendo una particolare tutela al coniuge a cui, dal 2016, è equiparato l’unito civilmente.
L’importo dell’assegno di reversibilità è pari al 60% della pensione che il congiunto aveva in pagamento (o aveva maturato se non ancora pensionato).
Il totale così calcolato può esser soggetto ad una ulteriore riduzione in presenza di redditi personali (esclusa la pensione di reversibilità) superiori a determinate soglie.
I limiti di cumulabilità della pensione con i redditi del coniuge superstite sono stati introdotti dalla L. 335/95 e non operano nel caso che il beneficiario faccia parte di un nucleo familiare con figli minori, studenti o inabili.
Con nuove nozze o una nuova unione, si decade dal trattamento di pensione, ma si ha diritto ad ottenere ad un assegno “di buonuscita” pari a due annualità della pensione di reversibilità (26 mensilità) nella misura in pagamento alla data della celebrazione del matrimonio/unione.
Se la pensione è integrata al trattamento minimo, la liquidazione della doppia annualità tiene conto anche della integrazione.
La doppia annualità non è liquidata d’ufficio ma a domanda. Se a risposarsi è il coniuge divorziato titolare della reversibilità o di una sua quota, questo, oltre a perdere la pensione, non ha diritto alla doppia annualità.
Una eventuale dichiarazione di nullità del secondo matrimonio/unione, fa ritenere quel legame come mai esistito, in questo caso è possibile chiedere il ripristino della pensione ai superstiti. La pensione ai superstiti sarà ripristinata dalla data della revoca, l’INPS porrà in pagamento i ratei non prescritti e provvederà al recupero della doppia annualità eventualmente erogata.
Nel caso che a mancare sia un lavoratore non ancora titolare di pensione, la reversibilità spetta a condizione se il defunto, in vita, aveva perfezionato un minimo di contribuzione: almeno 15 anni di contributi versati in qualunque epoca o, in alternativa, almeno 5 anni di contributi di cui almeno 3 nel quinquennio precedente la morte del defunto. In mancanza di queste condizioni, purtroppo non è possibile accedere alla prestazione.

Fonte: PATRONATO ACLI

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A partire dal 1° gennaio 2018 aumenta di un anno l’età anagrafica per ottenere l’assegno sociale. Si passerà da 65 anni e 7 mesi a 66 anni e 7 mesi: lo prevede la riforma Fornero.
Un anno in più, un anno di attesa senza alcun sostegno economico.
L’assegno sociale è una prestazione assistenziale, è nata nel 1996 in sostituzione della pensione sociale.
Coloro i quali, uomini e donne, al compimento del 65° anno di età non raggiungevano il requisito contributivo minimo per la pensione di vecchiaia, potevano ottenere l’assegno sociale se rispettati i limiti di reddito personale e coniugale.
L’accesso all’assegno sociale era l’estrema ratio, riservato quindi a chi, in grave disagio economico, non aveva fonti di reddito previdenziale non avendo raggiunto i contributi per la pensione di vecchiaia.
Nel linguaggio comune l’assegno sociale veniva considerato la pensione delle casalinghe. Perché spesso accadeva che le donne, con l’arrivo del primo figlio, finivano per dedicarsi esclusivamente alla famiglia e quindi non raggiungevano i 15 o i 20 anni di contribuzione.
La riforma Fornero per quanto riguarda l’assegno sociale ha previsto che:

  • al requisito anagrafico dei 65 anni vada applicato l’incremento dell’aspettativa di vita;
  • nel 2018 scatti l’aumento di 1 anno.
Anni Nuovo requisito anagrafico
1996 – 2012 65 anni
2013 – 2015 65 anni e 3 mesi
2016 – 2017 65 anni e 7 mesi
2018 66 anni e 7 mesi
2019 – 2020 67 anni (se confermata aspettativa vita 5 mesi)

Dal 2018 l’età pensionabile per uomini e donne, lavoratori e lavoratrici del settore pubblico e del settore privato, sarà per tutti uguale a 66 anni e 7 mesi. E questa età corrisponderà anche al requisito anagrafico per l’assegno sociale.
L’assegno sociale quindi perderà la funzione di “accompagnamento” alla pensione di vecchiaia acquisita d’ufficio negli ultimi anni e tornerà ad essere riservata a chi non ha contributi sufficienti per la pensione.
Questo vuole dire che l’unico strumento possibile di flessibilità nel 2018 sarà l’APe Sociale, ovviamente nel rispetto dei requisiti anagrafici e amministrativi previsti.
Nel 2018 partirà il REI, il nuovo strumento di lotta alla povertà, ma povertà e disagio economico rappresentano diverse condizioni di vita. REI e Assegno sociale sono strumenti di sostegno diversi per finalità e per requisiti di accesso.

 

Fonte: PATRONATO ACLI

79

La rivalutazione parziale delle pensioni definita con il decreto legge n. 65 2015 è legittima secondo la Corte Costituzionale .
La Legge di Stabilità 2012 (detta anche Salvaitalia o riforma Fornero) per gli anni 2012 e 2013 ha bloccato la rivalutazione delle pensioni superiori a 3 volte il trattamento minimo (€ 1.443 circa).
Il blocco della rivalutazione delle pensioni interessava circa 6 milioni di pensionati, cioè quelli con assegni superiori a tre volte il minimo,  ed era stato varato per mettere in sicurezza i conti pubblici durante la crisi economica del 2011. Nel 2015 era già stato oggetto di analisi da parte della Corte costituzionale che l’aveva giudicato incostituzionale (sentenza 70/2015).
Da quella decisione era scaturito allora il decreto Poletti che riconosceva un rimborso parziale con una rivalutazione ma non a tutti e non in misura intera. La restituzione totale avrebbe comportato una spesa per lo Stato di 24 miliardi  di euro.

Questa formula di adeguamento graduale

40% Pensioni tra 3 e 4 volte il trattamento minimo
20% Pensioni tra 4 e 5 volte il trattamento minimo
10% Pensioni tra 5 e 6 volte il trattamento minimo
0% Pensioni superiori a 6 volte il trattamento minimo

che confermava il blocco per le pensioni di importo  oltre sei volte il minimo  fermava la  “spesa” per lo Stato a 2,8 miliardi di euro.
Le somme trattenute, soprattutto per gli importi più alti di pensione, erano rilevanti e per questo motivo anche il decreto Poletti è stato oggetto di giudizi di incostituzionalità.
La progressività introdotta dal decreto e la temporaneità del provvedimento sono state dai giudici considerate non irragionevole sacrificio del diritto dei singoli in favore delle esigenze finanziarie della collettività.
Quando si potranno leggere le motivazioni addotte dalla Consulta si potranno meglio comprendere e capire i criteri sui quali la Corte ha ritenuto che vi sia ragionevolezza nel testo del decreto 65/2015.
La decisione non è sembrata scostarsi da quanto molti si attendevano dopo la sentenza della stessa Corte (n. 173/2016) che aveva dichiarato la legittimità del sistema di perequazione delle pensioni in vigore dal 2014.

Fonte: PATRONATO ACLI

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Il bonus Asilo nido può essere richiesto solo dal genitore che sostiene l’onere della retta.
L’ultima Legge di Bilancio ha previsto un contributo economico di 1000 euro per il pagamento della retta dell’asilo nido, nonché per l’introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione per i bambini impossibilitati al nido perché affetti da gravi patologie croniche.
Il bonus interessa i nati o adottati/affidati dal 1 gennaio 2016 e, per i bambini che frequentano il nido, è corrisposto dall’INPS dietro presentazione della documentazione che attesta l’avvenuto pagamento delle singole rette.
L’avvenuto pagamento dovrà essere provato tramite ricevuta o quietanza di pagamento, fattura quietanzata, bollettino bancario o postale. È necessario che la documentazione indichi: i dati e partita IVA dell’asilo nido, il codice fiscale del minore, il mese di riferimento, gli estremi del pagamento, il nominativo del genitore che sostiene l’onere della retta.
Stando così le cose, se ad esempio è il marito l’intestatario del contratto ed il soggetto a cui sono emesse le fatture, è lui il genitore legittimato a richiedere il bonus.

Fonte: PATRONATO ACLI