martedì 23 gennaio 2018
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AC

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Dopo due anni di rivalutazione pari a zero, nel 2018 le pensioni tornano ad aumentare.

Non si tratta purtroppo di un grosso aumento, tutt’altro.

L’ISTAT nelle scorse settimane ha comunicato che l’inflazione nei primi 9 mesi del 2017 è aumentata del 1,2%, questo vuole dire che questa dovrebbe essere la misura della rivalutazione 2018.

Il decreto interministeriale, di prossima pubblicazione, fisserà l’esatta percentuale da applicare in via provvisoria per il 2018 e comunicherà la percentuale definitiva del 2017.

La perequazione automatica delle pensioni si applicherà a fasce, vale a dire la percentuale della rivalutazione cambia al variare dell’importo della pensione. Dal 2019 si tornerà alla rivalutazione a scaglioni: applicazione di una percentuale diversa per ciascun scaglione.

Rivalutazioni 2018 – se confermata la rivalutazione sarà del 1,2%

Importo pensione (lorda) Misura rivalutazione % applicata alla pensione
Fino a 3 volte il trattamento minimo 100% 1,2%
Compreso tra 3 e 4 volte
il trattamento minimo
95% 1,14%
Compreso tra 4 e 5 volte
il trattamento minimo
75% 0,9%
Compreso tra 5 e 6 volte
il trattamento minimo
50% 0,6%
Oltre 6 volte il trattamento minimo 45% 0,54%

 

La pensione al trattamento minimo potrebbe avere un aumento di 6 euro mensili, passando dagli attuali 501,89 euro a 507,92 euro al mese, mentre l’assegno sociale passerebbe da 448,07 euro a 453,45 euro al mese.

FONTE: PATRONATO ACLI

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dimissioni-on-lineA partire da Marzo 2016, in caso di dimissioni volontarie da parte del lavoratore ed in caso di risoluzione consensuale, sarà necessario inoltrare telematicamente le dimissioni tramite la procedura che ha predisposto il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
L’obiettivo di questa norma è quello di evitare il fenomeno delle “dimissioni in bianco”,  ovvero la pratica che consiste nel far firmare, al momento dell’assunzione, le dimissioni, che poi il datore di lavoro utilizza in caso di malattia, infortunio, gravidanza o semplicemente quando il lavoratore risulti “scomodo” all’azienda.
La nuova procedura deve essere eseguita dai lavoratori che cessano l’attività volontariamente o a seguito di risoluzione consensuale.
I soggetti che non devono attuare tale procedura telematica sono:
• I lavoratori che si dimettono durante il periodo di prova;
• Le lavoratrici che si dimettono nel periodo di gravidanza o entro il terzo anno di vita del bambino (queste dimissioni rimangono soggette a convalida avanti la DTL);
• I lavoratori domestici;
• I lavoratori marittimi;
• I lavoratori del pubblico impiego (Circolare MPLS 12 del 4 marzo 2016).
Il lavoratore può svolgere questa operazione da solo (mediante codice PIN dispositivo dell’INPS e registrazione sul sito del Ministero) oppure rivolgendosi agli uffici di Patronato.
A seguito dell’invio delle dimissioni viene rilasciato un apposito codice (marca temporale), il lavoratore ha 7 giorni di tempo per revocare la richiesta ed anche la revoca deve avvenire telematicamente.
I lavoratori, infine, possono rivolgersi al Patronato Acli per l’invio telematico delle proprie dimissioni: in questo caso non serve essere in possesso del PIN dell’INPS, ma serve sapere la data nella quale si intende cessare ed i dati relativi al datore di lavoro, compresa l’e -mail.

Fonte: PATRONATO ACLI